Economia

Niente reddito di cittadinanza a chi ha una casa di proprietà?

L’ipotesi allo studio dei tecnici del Tesoro. Nel mirino anche gli 80 euro di Renzi

luigi di maio giovanni floris reddito di cittadinanza

La Stampa racconta oggi che intorno al reddito di cittadinanza infuriano i calcoli dei tecnici del ministero del Tesoro per far quadrare i conti con le scarse risorse disponibili. Tra le idee allo studio c’è la possibilità di escludere dal sussidio chi ha una casa di proprietà:

La quadratura del cerchio però sembra impossibile, perché le risorse che servono per dare risposte alle promesse elettorali non ci sono. Basti pensare che per dare un aiuto fino a 780 euro ai 5 milioni di poveri assoluti servirebbero a detta dei Cinque Stelle 15 miliardi a regime, mentre l’Inps ne stima 35. Nella manovra comunque come spiega il vicepremier leghista Matteo Salvini – «l’impegno più pesante, di 6-7 miliardi» sarà per il superamento della legge Fornero. La somma che i grillini pretendono potrebbe quindi abbassarsi.

Di sicuro servirà soltanto a far partire le misure per una platea ristretta, sulla quale sono a lavoro i tecnici del governo. Tra le ipotesi c’è la possibilità di escludere dal reddito di cittadinanza chi ha una casa di proprietà e di rivedere i coefficienti familiari abbassando così l’importo. Il sussidio inoltre sarà destinato solo agli italiani riducendo la platea del 30%, ma ci sono problemi di costituzionalità.

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La povertà assoluta, gli italiani e gli stranieri (La Stampa, 22 settembre 2018)

In ballo c’è ancora l’ipotesi di usare gli 80 euro di Renzi, proposta dai tecnici e respinta per ora dall’esecutivo:

I tecnici cercano inoltre altre risorse per finanziare la misura, dato che anche qualora si arrivasse a un improbabile 2,4% di deficit ci sarebbero soltanto 10 miliardi da dividere tra Lega e Cinque Stelle (al netto delle clausole di salvaguardia e delle spese indifferibili). L’ipotesi più realistica per ora è quella di assorbire il Reddito di inclusione “guadagnando” 2,5 miliardi. Al ministero stanno poi valutando se mettere mano alla Naspi, il nuovo assegno di disoccupazione da 1,5 miliardi e i tecnici insistono su una rimodulazione degli 80 euro voluti da Renzi, un’ipotesi che non piace al governo ma che potrebbe portare fino a 10 miliardi

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