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Lo psicodramma animalista sulla morte di Nathan Labolani

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Deve ancora essere chiarita e ricostruita nel dettaglio la vicenda che ha portato alla morte di Nathan Labolani, il ragazzo di 19 anni ucciso nei boschi di Apricale (Imperia) da un colpo sparato da un cacciatore che stava partecipando ad una battuta di caccia. I primi racconti parlavano di un ragazzo che stava passeggiando tranquillo assieme al suo cane ed è stato colpito da una fucilata esplosa da un cacciatore 29enne che stava partecipando ad una battuta al cinghiale.

Come la morte di Nathan ha messo in crisi la narrazione animalista

Subito gli animalisti, quelli che generalmente festeggiano quando muore un cacciatore durante un incidente di caccia, hanno iniziato a pubblicare post contro la caccia e sui cacciatori assassini. Eppure già dalle prime notizie la dinamica non era affatto chiara. C’è chi parlava di un ragazzo che passeggiava tra i boschi, chi  invece raccontava che la vittima era accucciata dietro un cespuglio. L’unica cosa certa era che Nathan Labolani era morto, ucciso da un colpo di fucile.

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Ma per la giustizia animalista non era sufficiente. E così anche quando la procura ha fatto sapere che accanto al corpo della vittima era stato trovato un fucile da caccia con la matricola abrasa e che Nathan aveva con sé una cinquantina di munizioni le reazioni di sdegno contro i cacciatori sono andate in crash contro l’istinto di dire che anche lui era un cacciatore “di merda” e un assassino. Meritava la morte come tutti i cacciatori oppure è l’ennesima vittima di chi ha come hobby quello di uccidere creature innocenti? Qual è il giudizio morale da esprimere? Nel dubbio qualcuno ha addirittura annunciato di aver rimosso i post in memoria di Nathan perché “forse era un cacciatore”.

Il depistaggio dei cacciatori per far credere che Nathan era un escursionista

Improvvisamente molti animalisti sapevano più se essere solidali con la vittima, uccisa dall’odiato cacciatore oppure se insultarla, perché ora era venuto fuori che non solo era un cacciatore, ma pure della peggior specie: un bracconiere. Il padre di Nathan difende il figlio da chi sostiene che fosse un cacciatore di frodo e precisa che le armi da caccia di famiglia erano tutte al loro posto, sotto chiave in un armadio. Ecco quindi tra gli animalisti che si fa strada un’altra ipotesi. Nathan è una vittima sì ma di un depistaggio messo in opera proprio dai cacciatori.

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I primi a dirlo sono gli attivisti di Centopercentoanimalisti che scrivono di aver subito avuto dei sospetti perché «un ragazzo esce di casa alle 7 del mattino per fare una passeggiata nei boschi, un caso più unico che raro, alle 8 viene colpito a morte da una fucilata». I cacciatori quindi avrebbero messo in atto, secondo Paolo Mocavero, un tentativo di«depistare le indagini, dato che erano complici della presenza del ragazzo» nascondendo il fatto che Nathan stesse cacciando dal momento che era senza licenza.

Il secondo depistaggio dei cacciatori per far credere che Nathan era un bracconiere

Non tutti però vedono lo stesso genere di depistaggio. Altri animalisti ritengono invece che il vero depistaggio sia quello di aver fatto trovare un fucile (e delle munizioni) accanto al corpo di Nathan. In questa seconda versione della cospirazione della lobby dei cacciatori Nathan è diventato un bracconiere per farlo passare dalla parte del torto e quindi deresponsabilizzare i cacciatori. Il tentativo in atto è quello di “sgonfiare la bolla” mediatica per far sì che l’episodio venga derubricato a “semplice incidente” che sarebbe potuto essere evitato se la vittima avesse seguito le regole.

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Al momento gli inquirenti stanno cercando ancora di ricostruire tutti i dettagli e soprattutto scoprire se il fucile apparteneva a Nathan o a qualcun altro. Nel frattempo l’idea del depistaggio prende sempre più piede.

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C’è chi spiega che è la tipica mentalità “di queste merde” che ti danno dell’insensibile se brindi alla morte di un cacciatore ma che poi non si fanno scrupoli a coprire un vero omicidio (anche se il presunto colpevole non si è certo nascosto visto che risulta indagato). Naturalmente saltano fuori i poteri forti e i “complici” dei cacciamerda che si annidano in “certi settori deviati delle forze dell’ordine”.

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È tutta una messinscena, sentenziano altri. E c’è chi azzarda una spiegazione alla luce del fatto che a casa della vittima c’erano fucili da caccia che Nathan però non ha preso. Qualcosa non torna, perché avrebbe dovuto usare un fucile con la matricola abrasa se poteva usare quelli legalmente denunciati? Il fatto che non avesse la licenza ovviamente è un dettaglio che non viene nemmeno preso in considerazione.

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Mentre i nostri animalisti continuano ad addentrarsi nei meandri dei depistaggi e dei contro-depistaggi l’unica cosa che rimane è la morte di un ragazzo. Una morte assurda che però ha evidentemente messo in crisi più di un animalista. Di quelli che non riescono a inquadrare Nathan come un personaggio assolutamente negativo (il cacciatore la cui morte va festeggiata) o assolutamente positivo (la povera vittima). Ecco quindi che nel tentativo di ricomprendere il dilemma morale che nasce dall’impossibilità di fornire immediatamente una divisione manichea tra buoni e cattivi fa nascere le ipotesi di complotto. Chissà, qualcuno magari poi quando le indagini saranno concluse dirà pure “io l’avevo detto” e si darà di gomito dicendo di aver capito tutto fin dal primo istante. Ma non dimenticatevi una cosa: anche lui oggi non ha prove né elementi quindi sta solo tirando ad indovinare. Con l’aggravante che l’obiettivo non è quello di accertare la verità ma con l’unico scopo di segnare il punto e sentirsi meglio dei cacciamerda.

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