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Mozione di sfiducia o dimissioni dei ministri: così Salvini vuole far cadere Conte

salvini berlusconi di maio centrodestra m5s

Il destino di Giuseppe Conte comincerà a decidersi oggi. Alle 16 la presidenza del Senato ha convocato la riunione dei capigruppo che dovrà stabilire i tempi del dibattito sulla mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio presentata dalla Lega. Senza accordo si decide a maggioranza, e qui si aprono le ipotesi: 19-20 agosto rimangono le date più probabili per la convocazione dell’Aula anche se non si possono escludere accelerazioni: stilare il calendario non sarà facile perché regolamenti e prassi non sempre coincidono e non si registrerà l’unanimità dei gruppi. La Lega chiederà di discutere già il 13 la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte. Il Pd sosterrà che si debba iniziare dalla mozione di sfiducia a Matteo Salvini, depositata prima di quella leghista e già in agenda a metà settembre. Il Movimento 5 Stelle, e, con ogni probabilità il rappresentante del governo (il ministro 5S Riccardo Fraccaro), dovrebbero invece chiedere che si parta dalle comunicazioni che Conte ha chiesto di fare alle Camere.

tappe crisi di governo
Le tappe della crisi di governo (Corriere della Sera, 12 agosto 2019)

A questo rebus si aggiunge una ulteriore variabile: la richiesta che sarà avanzata martedì alla capigruppo alla Camera votare con urgenza il taglio dei parlamentari. Se questa richiesta dovesse avere la meglio le urne si allontanerebbero. Potrebbe spettare quindi a un governo sostenuto da una nuova maggioranza senza la Lega, oppure a un governo “istituzionale” come quello invocato da Renzi, preparare nei tempi canonici la manovra, fermando almeno gli aumenti dell’Iva, e attuare la riforma che dimezza gli eletti, per poi andare al voto nella primavera 2020. Sempre che non si decida di cambiare anche la legge elettorale. Se invece si arrivasse alla sfiducia di Conte, il premier dovrebbe salire al Quirinale per rimettere il proprio mandato.

Al momento l’orientamento sarebbe anche quello di rifiutare di rimanere in carica per gli affari correnti. Seguirebbero quindi consultazioni veloci e, eventualmente, un mandato esplorativo: in assenza di maggioranze alternative e se tutto si consumasse entro fine agosto, si potrebbe andare al voto il 27 ottobre e il nuovo governo potrebbe nascere a novembre. Avrebbe forse un mese e mezzo per chiudere la manovra ed evitare l’esercizio provvisorio. Per accelerare, il governo che gestirà la fase della campagna elettorale potrebbe nel frattempo avere già presentato lo ‘scheletro’ di una manovra “conservativa”, “base”, da correggere in corsa o con un decreto di fine anno o con un maxiemendamento in Parlamento messo a punto dal nuovo esecutivo.

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