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Il ministro Piantedosi su Predappio: "Il raduno è una cosa diversa dal rave di Modena"

Asia Buconi|

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Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, dopo il tempestivo intervento dell’esecutivo contro il rave party di Modena, aveva chiesto al Governo altrettanta prontezza nel condannare la manifestazione filo-fascista tenutasi a Predappio, dove “inni fascisti e braccia tese hanno evidenziato – qualora ve ne fosse bisogno – la labile linea di confine che divide la ‘nostalgia’ dall’’apologia’”. E una risposta in questo senso è arrivata sia dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sia dalla Premier Giorgia Meloni.

Meloni su Predappio: “Politicamente distante da me”. Piantedosi: “Il rave e il raduno sono due cose diverse”

Nello specifico, durante la conferenza stampa tenutasi oggi a Palazzo Chigi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che la manifestazione di Predappio “politicamente è una cosa distante da me in maniera molto significativa”. Mentre il ministro Piantedosi ha sottolineato come il raduno di Predappio e il rave di Modena siano “cose completamente diverse”. Il titolare del Viminale ha chiarito che “la prima è una manifestazione che si svolge da tanti anni, è una cosa diversa” mentre “sul rave party c’era la denuncia del proprietario”. Piantedosi ha poi aggiunto che “Predappio viene gestita con i canoni dell’ordine pubblico”.

Rave party, cosa prevede il primo decreto legge del governo Meloni: dalle multe al carcere

Nel frattempo, col primo decreto approvato in Cdm, l’esecutivo Meloni ha preso una posizione netta contro i rave party andando a introdurre un nuovo comma all’articolo 633 del Codice penale che riguarda appunto l’invasione “di terreni ed edifici”. Con esso, è stata stabilita la reclusione da 3 a 6 anni, multe da 1.000 a 10.000 euro e si procede d’ufficio “se il fatto è commesso da più di 50 persone allo scopo di organizzare un raduno dal quale possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica”. Non solo: la bozza del decreto presentata dall’esecutivo chiarisce che in caso di condanna “è sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e di quelle utilizzate per realizzare le finalità dell’occupazione”.