Opinioni

Anche a Milano la Blue Whale non si trova

Sono una decina i fascicoli, alcuni dei quali riguardanti anche più minori e anche casi di suicidio, oltre che gesti di autolesionismo, su cui sta indagando la Procura di Milano dopo le denunce delle ultime settimane di scuole e famiglie. Al momento, da quanto si è saputo, non ci sono riscontri sul fatto che i casi al vaglio possano rientrare nel ‘Blue Whale’, il cosiddetto “gioco” sul web che può spingere gli adolescenti vittime anche fino al suicidio. Le inchieste sono aperte per istigazione al suicidio e non ci sono indagati. In sostanza, il pm Cristian Barilli, del pool ‘fasce deboli’ guidato da Cristiana Roveda, ha già aperto nelle ultime settimane più di una decina di fascicoli (sono destinati a crescere, dato l’aumento costante delle denunce) per compiere approfondimenti dopo le segnalazioni da parte di scuole e famiglie che chiedono di indagare su gesti di autolesionismo di decine e decine di ragazzi, che hanno tra i 12 e i 17 anni e che manifestano forme varie di disagio.
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Nei fascicoli aperti, da quanto si è saputo, ci sono denunce (tutte parlano del ‘Blue Whale’) che spaziano da casi di piccoli e pochi tagli sulle braccia di alcuni ragazzini fino a casi di tentato suicidio e suicidio di alcuni mesi fa ma che alcune famiglie chiedono ora che vengano approfonditi dopo che nelle scorse settimane sui media si è iniziato a parlare del fenomeno del ‘Blue Whale’. Allo stato, però, da quanto si è appreso, inquirenti e investigatori non avrebbero alcun riscontro concreto che lega uno degli episodi al vaglio a figure di ‘curatori’, ossia coloro che nel “gioco” spingerebbero via web le vittime adolescenti a gesti autolesionistici, o ‘emulatori’ che hanno sentito parlare del ‘Blue Whale’. Anzi, al momento, il rischio più grande è che si possa creare un fenomeno di emulazione autoalimentato. Intanto, in Procura a Milano negli ultimi giorni c’è stato un incremento di denunce e di fascicoli che, allo stato, sono stati iscritti per l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio, ma non ci sono indagati. Gli inquirenti nei prossimi giorni effettueranno verifiche caso per caso nel corso di indagini non semplici, perché si tratta anche di ascoltare ragazzini con disagi in ‘audizioni protette’. Il prossimo passo sarà anche riuscire ad attivare un coordinamento tra Procura e Procura minorile e tra investigatori, anche perché le segnalazioni e le denunce stanno arrivando da varie stazioni dei carabinieri o commissariati di polizia.

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