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"Non c’è bisogno di aspettare che uno come Putin scateni una guerra, per sapere che cos'è un tiranno", le parole perfette di Michele Serra | VIDEO

neXt quotidiano|

Michele Serra

Nel corso dell’ultima puntata di “Che Tempo che Fa” (su RaiTre), non è andata in scena solamente la lettera di Luciana Littizzetto al Creatore (parlando di Putin), ma anche un toccante monologo di Michele Serra sulla situazione in Ucraina. Il tutto basandosi su quel che era lui a 16 anni e quel che è diventato adesso, in un mondo ancora diviso e in guerra.

Michele Serra, il monologo sui suoi 16 anni e la situazione in Ucraina

“A 16 anni ero anarchico. A 16 anni non si capisce niente e non si sa come funziona il mondo. Frequentavo un piccolo circolo mdi Porta Ticinese. Si chiamava Movimento Socialista libertario. Era più lungo il nome del movimento degli iscritti. C’era un cortile, c’era un gommista e c’eravamo noi. Ora c’è un condominio moderno, molto molto più bello.
A 16 anni pensavo che la guerra fosse un crimine dei governi e dei generali contro i popoli. A 16 anni pensavo che al guerra servisse solamente a distruggere le città, a brutalizzare i bambini, a far vivere la gente come i topi e ad arricchire gli speculatori e i fabbricanti d’armi. A 16 anni pensavo che il nazionalismo fosse un crimine contro la pace e contro la libertà. Pensavo che il concetto stesso di nazione e patria sarebbero presto stati stravolti dalla fratellanza tra i popoli. Pensavo che i popoli non fossero centinaia di tribù incazzate, ma una sola immensa umanità.
A 16 anni pensavo che le frontiere non avessero senso, cantavo le canzoni anarchiche di Pietro Gori. A 16 anni pensavo che quelli come Putin, che mettono in galera gli oppositori, si chiamassero tiranni. Non c’è bisogno di aspettare che uno come Putin scateni una guerra, per sapere che cos’è un tiranno. A 16 anni se mi avessero detto che il Patto di Varsavia sarebbe scomparso nel nulla avrei pensato: bene, adesso il mondo vedrà finalmente la pace”.

Il lungo racconto dei 16 anni di Michele Serra prosegue raccontando altre visioni del mondo a quell’età, confrontandole con quello che il mondo sta palesando oggi davanti agli occhi di quel 16enne ormai diventato adulto. Quelle porzioni di storia ciclica che hanno devastato l’attualità, come accadde già in passato.

“Crescendo, come tutti, ho imparato a fare i conti con la vita e con la realtà. Ma spesso mi viene il dubbio che io a 16 anni fossi molto migliore di adesso”

(foto e video: da “Che Tempo Che Fa”, RaiTre)