Economia

I costi della mensa a scuola potrebbero aumentare del 30%

Come cambierà la mensa a scuola con l’emergenza Coronavirus? I costi per le famiglie potrebbero lievitare

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Come cambierà la mensa a scuola con l’emergenza Coronavirus? Le società di ristorazione si stanno organizzando per fornire il pasto a 3,5 milioni di studenti, per lo più di scuole materne e primarie dove c’è il tempo pieno. Le cose cambieranno già a partire dal menù: le minestre saranno praticamente eliminate. E ci sarà un piatto diviso in scomparti per poter servire il cibo nello stesso momento. L’acqua verrà fornita in bottigliette e dove non sarà possibile il distanziamento il pranzo verrà consumato in classe. Spiega il Corriere:

 

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«Fin dal 24 febbraio stiamo pensando a come cambiare la ristorazione — spiega Stefano Barassi, responsabile scuole per Elior, che fornisce 100 mila pasti al giorno in circa 400 scuole sparse in tutta Italia, soprattutto al Nord. Dove ci sarà spazio per il distanziamento, i ragazzi andranno a mensa, in due-tre turni. Negli altri casi, ci sarà la lunch box: ma non possiamo dare un panino o un pasto freddo per 180 giorni all’anno». Di qui, l’idea di creare più piatti unici, in cui unire cereali, proteine, verdure, evitando le minestre: «Sono state praticamente eliminate, sono difficili da servire e mangiare. Meglio una lasagna e un frutto», continua Barassi. Conferma Francesco Malaguti, presidente di Camst, società da 250 mila pasti al giorno: «I menu saranno rivisti, nel rispetto dell’equilibrio nutrizionale, con ricette semplificate. Non si ricorrerà per forza alla monoporzione preconfezionata». Molti Comuni hanno chiesto posate e piatti monouso compostabili; in altri casi l’ecologia ha ceduto il passo alla praticità. Anche servire l’acqua è diventato un tema: le vecchie caraffe non sono utilizzabili, e allora si ricorrerà alle bottigliette di plastica singole, in altri ai distributori «touch free». I costi? Rischiano di aumentare del 20-30%

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