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Matteo Richetti, il PD isolato e l’errore di MEB e Renzi

matteo richetti

“Difficilmente si vedono persone con la preparazione e la competenza della Boschi – come Matteo aveva detto: ‘se perdo il referendum esco e vado’ e non è stato nel governo successivo – però se fossi stato in lei e nello stesso Renzi, il 5 di dicembre avrei fatto così anche dalla parte della Boschi”. Lo ha detto Matteo Richetti durante il faccia a faccia di Giovanni Minoli in onda alle 14 su La7. “Avrei fatto un passo indietro perché poteva essere anche una condizione per cambiare il sentimento su di noi”, ha spiegato ancora Richetti.

Matteo Richetti, il PD isolato e l’errore di Maria Elena Boschi

Richetti, che da responsabile della comunicazione PD si è nel frattempo (di nuovo) allontanato da Matteo Renzi (non ha firmato nemmeno la conta dei renziani per la direzione), nell’intervista ha parlato dell’antipatia suscitata da Matteo Renzi: “Si è impegnato al massimo lui, i suoi amici e suoi nemici” spiega Richetti: “C’e’ stato un contributo così significativo a stereotipare Renzi: a volte lui con il suo modo di fare, a volte le persone che, pensando di circondarlo con affetto, hanno dato l’idea del grande burattinaio. E poi questo Paese ha fatto campagne di informazione su casi dei quali potremmo anche discutere ma che hanno avuto nei confronti di Renzi una recrudescenza importante”.


Non sta, tuttavia, nell’antipatia di Renzi il motivo del fallimento del Pd quanto nel fatto che “il Paese chiedeva ‘dove siete?’ e noi continuavamo a rispondere dicendo quello che stavamo facendo per loro. Le persone volevano vedere noi, il Pd in quelle situazioni di difficoltà e noi facevamo l’elenco delle cose giuste, delle cose buone fatte ma la politica vive anche di relazioni e non solo di consuntivo”. Ora il partito è atteso, molto probabilmente ad una nuova prova delle urne: “Al 50 per cento ci saranno nuove elezioni”, dice Richetti aggiungendo che “serve un programma condiviso da tutti per mettere in sicurezza i prossimi mesi”.

L’accordo con il centrodestra

Secondo Richetti non bisogna fare accordi con il centrodestra: “No a governo politico” tra Pd e centrodestra, “no ad un accordo politico e nemmeno sostegno tattico. Resta un’assunzione di responsabilità su un programma da parte di tutti per mettere in sicurezza i prossimi mesi: clausole di aumento dell’Iva, bilancio e intervento sulla legge elettorale”. Ma il PD rischia di uscire isolato dalla direzione: “Adesso è scattato un meccanismo per cui tu non mi fai dialogare con i 5 stelle, ma sappi che io impedirò il dialogo con il centrodestra. L’esito di quella direzione rischia di procurare una situazione di isolamento gratuito dove ogni disponibilità che si può aprire può essere l’elemento di rottura”, ha aggiunto Richetti. “Sono molto insoddisfatto dell’esito della direzione. Questo Paese ha bisogno di un governo e le forze politiche tutte, non nella stessa quantità, hanno dimostrato irresponsabilita’ insopportabile e oggi il Pd sarà tenuto a mettere in campo nelle prossime 48 ore un di più di responsabilità. Dovevamo dire con chiarezza”, continua l’esponente dem, “che c’era una linea politica che teneva dentro tutti per aprire un dialogo, e la direzione doveva votare l’eventuale sintesi o proposta che da quel dialogo uscisse. Invece abbiamo ridato fiducia a un segretario che nessuno ha sfiduciato e messo in discussione, abbiamo diviso il Pd su documenti che neppure sono stati votati e il 95% dei votanti uscendo dalla direzione ha detto: che l’abbiamo fatta a fare?”.