La macchina del funky

Orfini: «Renzi non si tocca»

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Matteo Orfini difende Renzi dalle grinfie dei ministri e in un’intervista a Repubblica sostiene che sul segretario del Partito Democratico come candidato premier non decide “un club di ministri”, riferendosi chiaramente alle mire di Franceschini, Minniti e Andrea Orlando dopo il voto in Sicilia in caso di chiaro insuccesso del PD:

«Non possiamo ricominciare ogni volta che c’è un voto amministrativo ad alimentare una discussione, riportando tutto al punto di partenza. Non è tollerabile il tentativo di riaprire sempre la partita».
Eppure così sarà anche stavolta. Come minimo chiederanno a Renzi un passo indietro sulla premiership.
«Esatto. Ed è una visione che mi preoccupa, se arriva da autorevoli esponenti del Pd. Al momento della fondazione, abbiamo scelto che il segretario fosse anche il candidato premier, per evitare i veti dei partitini senza voti e rompere con la tradizione dei caminetti che decidono tutto. Affidammo la scelta agli elettori, per questo ci chiamiamo Partito democratico».
Veramente non sono solo autorevoli esponenti: parliamo dei due terzi dell’attuale consiglio dei ministri, Orfini. E di qualche padre nobile del Pd.
«Guardi che il candidato premier non lo sceglie Orfini, né Orlando, né Franceschini e neanche Renzi. Lo scelgono gli elettori del Pd. E l’hanno già fatto, eleggendo un segretario. Quelli a cui fa riferimento sono autorevoli punti di vista che però valgono meno dei due milioni di elettori dem. Alle primarie il voto di un ministro non conta più di quello di un segretario di circolo: vale uguale. E il Pd non è il “club del consiglio dei ministri”: è un partito di popolo».

andrea orlando pisapia prodi
La foto di Andrea Orlando con Pisapia e Prodi (La Repubblica, 13 luglio 2017)

Probabilmente proporranno Gentiloni per aggregare una coalizione e unire il Pd. Come farete a dire no?
«Sono richieste irricevibili. E a chi chiederà tutto questo, dico solo: per sfidare Renzi c’era il congresso. Orlando l’ha fatto e ha perso. Altri non l’hanno fatto. Punto».
Rilancerete la coalizione con Mdp, dopo lunedì?
«Abbiamo detto di essere disposti a parlare con tutti. E che va bene la coalizione larga, con un solo paletto: che sia omogenea. Da Mdp sono arrivate le risposte offensive di D’Alema, Bersani, Speranza, Errani, i molteplici leader di questo piccolo partito. Non sono disponibili, è evidente. Se cambiano idea, sanno dove trovarci. Hanno fatto altre scelte, come in Sicilia. Hanno deciso di favorire le destre».

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