La macchina del funky

Massimo D'Alema: «Renzi educa i figli a odiarmi»

massimo d'alema matteo renzi

Massimo D’Alema rilascia oggi un’intervista al Fatto Quotidiano che rischia di diventare l’argomento del giorno per i toni assolutamente furiosi dell’ex presidente del Consiglio e anche per il titolo scelto dal quotidiano per il colloquio con Ettore Boffano e Fabrizio D’Esposito:

Significa che la mutazione è antropologica, prima ancora che politica.
C’è un episodio rivelatore che mi ha colpito molto, quando Renzi scrive nel suo libro che sua figlia chiede se è certo dell’abiura del dalemismo da parte di Orfini. È aberrante, questa è educazione all’odio, è l’elogio del tradimento. Se questi sono i principi educativi, c’è da essere seriamente preoccupati.
Allora lei ha letto Avanti?
Per l’amor del cielo. Concordo con Letta quando parla di disgusto. Ho altro da leggere. Ho visto le numerose anticipazioni pubblicate dai quotidiani. Quante sono? Otto? Dieci in tutto. Una cosa sconcertante, questa è informazione di regime, che però contribuisce a far crescere quel sentimento dilagante contro Renzi.

massimo d'alema matteo renzi
L’intervista è lunghissima (occupa due pagine del quotidiano) e più interessante rispetto alle querelle con Renzi è quello che D’Alema dice sull’economia:

Un tempo il Pd aveva un grande peso, oggi un po’ meno.
Il Pd avrebbe dovuto impostare il tema di una profonda riforma dei Trattati.
Invece?
Ha usato la sua forza contrattuale per chiedere un po’ di soldi e flessibilità anziché fare una battaglia per riformare il patto di stabilità e chiedere che gli investimenti non possono essere calcolati nel rapporto deficit-Pil.
Renzi chiede meno tasse.
Ci vuole un grande piano di investimenti, basta sfogliare Keynes. Il moltiplicatore che deriva dalla fiscalità è basso. Meno tasse per tutti è uno slogan vecchio ed è immorale riprenderlo aumentando il debito. Non possiamo rubare i soldi ai nostri figli, distribuendo mance ai banchieri.