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Maria Elena Boschi e i malati di tumore: cosa c'è di vero tra verità e propaganda

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Nei giorni scorsi la ministra Maria Elena Boschi è finita nelle polemiche per una frase sui malati di tumore e cancro e il referendum pronunciata durante un’intervista a Uno Mattina. “Oggi non c’è lo stesso diritto per ciascun cittadino di qualunque regione di accedere allo stesso tipo di cure per malattie molto gravi come il tumore o i vaccini. Se passa la riforma invece avremo il dovere che ci siano lo stesso tipo di servizi a prescindere dalla regione in cui vivono”, è la frase della Boschi.

Maria Elena Boschi e i malati di tumore dopo il… di next-quotidiano
Ieri la frase è tornata al centro dell’attenzione a causa di una serie di attacchi del MoVimento 5 Stelle:  “Il ministro Boschi ha detto una cosa vergognosa. Parole sue: ‘oggi, non c’è lo stesso diritto per ciascun cittadino, in qualunque regione, di accedere allo stesso tipo di cure in termini, per esempio, di cure per malattie molto gravi come il tumore o di vaccini. Se passa la riforma, invece, avremo il dovere, l’esigenza, che ci sia lo stesso tipo di diritti, quindi di servizi a prescindere dalla regione dove vivono’. Cioè scaricano sulla Costituzione le indecenze del sistema sanitario nazionale! Una cosa ripugnante”, ha scritto Alessandro Di Battista sul blog di Beppe Grillo. Il Partito Democratico è insorto in difesa della sua ministra: “Il M5S fa propaganda in modo ignobile, stravolgendo e strumentalizzando le parole del ministro Boschi sul servizio sanitario. Di Battista la smetta di mettere in circolo bufale, si ricordi piuttosto che il suo collega Di Maio non si è mai scusato per aver definito i malati di cancro come una lobby”, ha rintuzzato Andrea Marcucci del Partito Democratico. Il Fatto Quotidiano riporta oggi una serie di dichiarazioni di esperti che chiariscono la questione:

“L’accentramento previsto dalla riforma può essere un primo passo, ma non risolverà il problema”, spiega Raffaella Pannuti, presidente di Ant, associazione non profit che si occupa di assistenza domiciliare ai malati di cancro. “Il punto è che l’attuazione dei Lea rimane in mano alle Regioni. Per le cure palliative, ad esempio, noi siamo accreditati soltanto in alcune regioni”. La Costituzione, insomma, c’entra poco. Per cambiare la disparità di trattamento tra Milano e Crotone non basta un Sì, “va trovato un modello diverso che garantisca a tutti l’assistenza. Il pubblico potrebbe avvalersi delle associazioni non profit. Spesso la nostra è percepita come concorrenza, ma è sbagliato. La nostra azione è complementare a quella del Servizio santiario”. Quanto alla frase della ministra, Pannuti sostiene: “Ogni anno muoiono di cancro 170 mila persone. La ministra ha capito che questo è un tema caldo, oltre che un problema reale. Quando si parla di temi delicati, però, bisognerebbe esserlo a propria volta. Boschi cerca di tirare acqua al suo mulino, è il suo lavoro. Sarebbe stato più corretto magari dire che si tratta solo di un primo passo”.

Dice invece Pier Paolo Dal Monte, chirurgo e membro del consiglio direttivo della Associazione Italiana Bioetica Chirurgica (AIBC):

Se si ha la pazienza di scorrere un poco il testo della Costituzione, appena un po’più avanti, all’articolo 120, è facile smentire queste incaute affermazioni: “Il governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni […]quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali”.
Si capisce, pertanto che, sia la ministra che il foglio di partito, a questo proposito, siano stati piuttosto imprecisi (se in buona fede), oppure francamente mendaci (se in mala fede) in quanto la successiva legge attuativa della riforma costituzionale (la 131 del 2003) recita chiaramente, al comma 6, che: “Il Governo può promuovere la stipula di intese in sede di Conferenza Stato-Regioni o di Conferenza unificata, dirette a favorire l’armonizzazione delle rispettive legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni”. Per ciò che riguarda le cure della salute il primo “Piano Sanitario Nazionale”stilato dopo le modifiche al Titolo V della Costituzione del 2001, attribuisce al ministero della Salute il compito di garantire a tutti l’equità, la qualità, l’efficienza e la trasparenza del sistema (Piano Sanitario Nazionale 2003-2005).
A tal proposito, il Dpcm 29 novembre 2001 aveva previsto uno strumento per garantire l’equità delle cure definendo i “Livelli Essenziali di Assistenza” (Lea) a livello nazionale. Il compito di aggiornarli progressivamente è stato affidato alla “Commissione nazionale per la definizione e l’aggiornamento dei Lea garantiti ai cittadini”, composta da esperti di designazione ministeriale e regionale. Naturalmente dai Lea, al contrario di ciò che sembra dire la ministra, non sono escluse le patologie oncologiche, il cui trattamento è disciplinato anche da linee guida nazionali e internazionali.

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