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Come il M5S si tiene i soldi dei parlamentari che ha promesso di donare

rousseau

Paola Zanca sul Fatto Quotidiano oggi racconta che i senatori ribelli del MoVimento 5 Stelle (quelli che non esistono secondo il Blog delle Stelle, e infatti Di Maio gli chiede di andarsene…) dicono che non restituiscono i soldi perché il M5S non ha ancora distribuito il tesoretto fin qui raccolto ai destinatari stabiliti da Rousseau:

Nell’ultima assemblea con i parlamentari – quella in cui ha avvertito gli eletti che su Ilva può saltare tutto – Di Maio ha ribadito che questo è il suo secondo mandato, lasciando intendere che non ci saranno deroghe. Una precisazione necessaria, visto che nei gruppi di Camera e Senato avanza una pattuglia di parlamentari alla prima elezione che sostiene l’ipotesi di concedere un salvacondotto ad alcuni cosiddetti “big”.“Mandano avanti loro per farsi proteggere”, raccontano, a riprova del fatto che la preoccupazione per il voto anticipato è ormai patrimonio comune.

MOTIVO IN PIÙ per rimandare anche la faccenda delle restituzioni. Se i probiviri sono pronti a multare i morosi, i parlamentari inadempienti sono invece sul piede di guerra perché il tesoretto accantonato finora con i risparmi dei parlamentari (ammonterebbe intorno ai 3 milioni di euro) è da mesi in attesa di essere distribuito ai destinatari stabiliti da Rousseau. La richiesta è partita tre mesi fa da un gruppo di deputati e appoggiata da colleghi del Senato: “Finché non li donate – hanno scritto noi non restituiamo più”.

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Intanto il deputato Giorgio Trizzino esce allo scoperto – anche se secondo il Blog delle Stelle in realtà non esiste – e in un’intervista a Repubblica invita Di Maio a capire che non si può tenere il piede in due scarpe:

 Che colpe ha Di Maio?
«Intanto ha avuto il merito di averci portato al 32%, ma poi ha sottovalutato il fatto che il 4 marzo era successa una rivoluzione, e che bisognava analizzarla meglio e non andare semplicemente al governo. Siamo in difficoltà, ma si può recuperare il rapporto con gli elettori. Basterebbe dire: “Ho sbagliato” “Abbiamo sbagliato!”».

Che deve fare?
«Non gli posso certo dire: “Luigi, dimettiti da ministro e pensa solo al Movimento”, ma lui deve capire che la buona salute del M5S è essenziale anche per la vita del governo».

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