Politica

Il M5S mette Di Maio sotto tutela

Per Di Maio si auspica un passo indietro mentre è sull’orlo del baratro. E potrebbe non bastare: «Ci saranno schizzi di sangue sulle pareti, alla fine della discussione», dice un deputato M5S di lungo corso

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Il MoVimento 5 Stelle metterà Luigi Di Maio sotto tutela. Oggi i gruppi grillini di Camera e Senato si riuniscono dopo tre giorni di rinvii per ascoltare le parole del Capo Politico che ha portato, come Matteo Renzi, il M5S alla sua più grande affermazione (nel 2018) e al suo più grande fallimento (nel 2019). E l’intenzione è quella di affiancargli di nuovo Alessandro Di Battista e cambiare la struttura intorno a lui.

Il M5S mette Di Maio sotto tutela

La sconfitta ha infatti risvegliato l’opposizione interna grillina. Il Messaggero racconta che Di Maio è entrato nel mirino dei vecchi saggi del M5S: Nicola Morra, Carla Ruocco, Roberta Lombardi, svariati presidenti di commissione (tra loro Luigi Gallo, area Roberto Fico). Tutti coloro, insomma, che sono arrivati al secondo mandato. Ma soprattutto in queste ore si registra l’attivismo di Davide Casaleggioconvinto che la crisi debba passare – o essere lavata – su Rousseau.

Il figlio del fondatore, subito dopo la sconfitta delle Europee, ha iniziato a mandare una serie di messaggi ai parlamentari fidati per chiedere loro, testuale: “Ditemi tre principi da cui ripartire”. Un sondaggio, spiega chi conosce i modi di fare di Davide, che presto potrebbe approdare sulla piattaforma pentastellata. In modo che gli iscritti dettino l’agenda a Di Maio e a chi lo affiancherà (nella rosa c’è anche Alessandro Di Battista).

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Uscirà dalla rete, dunque, la strategia da tenere nei confronti di Salvini: basta rinunce e timidezze come nei primi sette mesi di governo, meglio continuare ad andare all’attacco. Costi che quel costi. Nella peggiore delle ipotesi, ragionano in molti, meglio ritornare al voto come forza strutturata di opposizione che andare avanti con il governo ma in posizione sempre più ininfluente (come hanno raccontato benissimo le ultime elezioni).

Il passo indietro sull’orlo del baratro

Per Di Maio si auspica quindi un passo indietro mentre è sull’orlo del baratro. In particolare, riferisce La Stampa, potrebbe fare un passo indietro rispetto alle cariche che ha assunto quando il M5S è andato al governo. Lasciando il ministero dello Sviluppo, che finora è stato per lui un luogo dove fare figuracce una dopo l’altra: prima le promesse elettorali mancate su ILVA, poi le crisi non risolte e, il giorno delle elezioni, la vicenda di Mercatone Uno dove lui ha responsabilità come Calenda. La Stampa evoca anche gli schizzi di sangue sulle pareti, alla fine della discussione:

Di Maio dovrà arrivare con qualche concessione all’assemblea congiunta dei parlamentari, convocati questa sera per discutere dell’esito disastroso del voto. E visto il clima che si respira nel Movimento, sa che potrebbe non bastare. «Ci saranno schizzi di sangue sulle pareti, alla fine della discussione», è l’immagine pulp che offre un deputato M5S di lungo corso.

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In tanti, più che l’addio a un ministero, chiedono a Di Maio di lasciare da capo politico. Qualcuno suggerisce di usare la piattaforma Rousseau per decretare quale debba essere il destino del leader che ha prima portato il M5S al 32% e poi, nel giro di un anno, lo ha fatto affondare al 17%. A sorpresa, l’ipotesi non è stata scartata né dal diretto interessato, né dal padrone della piattaforma che guida le sorti del M5S: Davide Casaleggio.

Il disastro elettorale è compiuto. Per quello personale c’è ancora tempo.

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