La macchina del funky

Luigi Di Maio e gli infiltrati del pòro M5S

luigi di maio virginia raggi

Luigi Di Maio continua nella sua battaglia senza quartiere contro la realtà in una bella intervista firmata da Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano. In essa uno dei due maggiori esponenti dell’Arte della Fuga – l’altro è Dibba, entrambi hanno raccolto il testimone di Johann Sebastian Bach – racconta che il caso di Raffaele Marra nominato vicecapo di gabinetto e poi responsabile del personale della Giunta Raggi è un esempio di “infiltrazione” che il suo partito deve sopportare perché è primo. Si parte dall’arresto di Marra:

È stato un colpo per tutti, ovvio. Quindi dovevamo dare nuovo slancio al Comune. Serviva un segnale di discontinuità ed è arrivato.
E se non fosse arrivato?
Forse non si sarebbe giunti a questa decisione. D’altronde sul piatto c’erano questioni già poste in passato da Grillo e dal M5S, come i ruoli di Marra e Romeo (Salvatore, ex capo segreteria, ndr).
Ora condannate tutti Marra, ma per mesi siete rimasti zitti. Anzi, lei a luglio lo difese come “competente”.
Non è vero.
Esiste un video (pubblicato sul sito Fanpage.it,ndr) che lo prova.
Non è così. In quella risposta su Marra dico due cose: chi ha partecipato al massacro del Campidoglio si faccia da parte, mentre chi è competente venga a darci una mano.
Perché associare a Marra questa seconda parte?
La verità è che già in quei giorni volevamo che fosse allontanato.
E perché?
Ci basavamo sulle informazioni di dominio pubblico.
Giustificavano la sua rimozione?
Le varie questioni che lo coinvolgevano ci spinsero a chiedere alla sindaca di metterlo da parte. E poi la sua permanenza stava creando divisioni nel M5S.
Ma Raggi non lo tolse.
Spettava alla sindaca decidere. Oneri e onori a lei.
Secondo il gip che ha convalidato il suo arresto, Marra godeva “dell’indubbia fiducia” della sindaca. Perché si fidava così tanto di lui?
Non lo so. Quello che posso dire è che noi siamo la prima forza politica del Paese. E quindi proveranno a infiltrarci ancora.

luigi di maio infiltrati m5s
L’intervista è interessante per molte ragioni. In primo luogo Di Maio ammette che volevano le dimissioni di Marra in base a “informazioni di dominio pubblico“, ovvero i vari articoli di giornali che in altri momenti il M5S ha insultato e additato come disinformazione. E questo dà l’esatta dimensione dell’attendibilità delle smentite degli esponenti del M5S in generale e di quelle di Di Maio in particolare. Il vicepresidente della Camera poi ammette candidamente che senza l’arresto, Marra sarebbe ancora al suo posto e il M5S non lo avrebbe rimosso. Questo quindi ci fornisce l’esatta dimensione di quanto il M5S sia garanzia di legalità a Roma in Italia. Ovvero, niente. Poi Di Maio cerca di far passare l’idea che nel video in cui parlava di Marra (su domanda della giornalista) abbia additato lui come quello che ha distrutto la città. Anche questa è una posizione curiosa: la frase completa era «Guardi, io penso soltanto una cosa: chi ha distrutto questa città non fa parte della nostra squadra. Chi in questi anni ha mostrato buona volontà ed ha competenza e storia personale all’interno della macchina amministrativa ci venga a dare una mano». Ma Marra faceva già parte all’epoca delle dichiarazioni della squadra della Raggi dopo essere stato per anni parte della squadra del M5S all’opposizione del Campidoglio. Quindi è evidente che Di Maio non si riferiva a lui, oppure Di Maio si era reso conto da anni del fatto che Marra era un distruttore di città ma non ha fatto niente né ne ha preso le distanze pubblicamente fino all’arrivo dei magistrati. E questo sarebbe più grave della semplice negligenza. Infine è probabile che i cattivi cerchino di infiltrare ancora il M5S: anche perché visto che i controlli sono così laschi e affidati a persone incapaci di ammettere i propri errori non sarà un’impresa farlo.

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