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Luca Lucci: la storia di Virgilio Motta e i legami con la criminalità dell’ultras amico di Salvini

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Il ministro dell’Interno Matteo Salvini dovrebbe sapere che per il ruolo che ricopre farsi vedere in atteggiamenti di grande familiarità con un condannato per traffico di stupefacenti non è il massimo dell’opportunità. Ma scavando nella storia dell’ultras del Milan Luca Lucci si trova anche altro. Ad esempio e la condanna a quattro anni per l’aggressione a un tifoso dell’Inter durante il derby del 2009: Virgilio Motta, all’epoca vera anima del gruppo nerazzurro Banda Bagaj, per quel pugno perderà l’uso dell’occhio sinistro. Tre anni dopo, era il 2012, si suiciderà. Ma non c’è solo questo, racconta oggi il Fatto in un articolo a firma di Davide Milosa: tutto parte da uno striscione della curva sud rossonera che sconfina nello spazio riservato ai tifosi nerazzurri, che lo strappano. E parte la rissa:

A parlare in aula è lo stesso Virgilio. In quel momento sta proteggendo lo striscione. Spiega: “Arrivano ancora una serie di pugni, finché compare una mano. Il tizio proprietario della mano non era davanti a me. Il pugno era anomalo, un dolore fortissimo. Dolore tremendo, tolgo la mano e guardo, trovo sangue, trovo molte lacrime, sostanza gelatinosa e una lenticchia gelatino sa”. Spiegherà il dottor Maurizio Buscemi: “La lesione all’occhio è tragica, l’occhio potrebbe cedere, riaprirsi laddove è statos uturato, e riportare conseguenze ancora più gravi ”.

Nei giorni successivi un altro regolamento di conti ai danni di un noto personaggio della curva dell’Inter fa vacillare la pax che dura da anni tra le due tifoserie. Questo accade nel 2009. Sia chiaro per quei fatti Lucci ha scontatola sua pena. Pochi mesi dopo il suicidio di Motta, il 23 ottobre 2012 compare su internet uno scritto dal titolo: “L’indimen ticabile storia dimenticata di Virgilio Motta”. SI RIASSUME l’accaduto con passaggi critici anche nei confronti delle istituzioni. A commento un post firmato con nome e cognome della figlia di Motta. Che lo abbia scritto lei non è dato saperlo. Si legge: “Ho quasi 13 anni, e quando mio padre morì ne avevo 9. Ero ancora piccola per la verità, non che mia madre non me l’avesse raccontata, ma faticavo a capire davvero il senso di tutto ciò (…). Mio papà non se n’è andatoinvano, mase n’è andato per dimostrare a tutti che questo paese può essere bello quanto volete ma quando ne hai davvero bisogno non è quasi mai presente. Ci sarò sempre per ricordarlo”. Secondo i giudici di Milano, non il suicidio, ma l’aggressione fu colpa esclusiva di Luca Lucci.

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E poi c’è lo spaccio:

Tra gli arrestati anche il Toro, che, si legge nelle carte, utilizza gli spazi del Clan (sede storica della Curva a Sesto San Giovanni)per chiudere i suoi affari criminali.Gli investigatori filmano tutto. Immortalano così anche la presenza di Daniele Cataldo (non indagato), altra anima nera della Curva, finito in galera perché trovato con armi pesanti e droga nel suo box sempre a Sesto San Giovanni. Compare alla festa, in prima fila sul palco, Giancarlo Lombardi, detto Sandokan, regista delle dinamiche curvaiole, già in contatto con Loris Grancini, capo dei Viking della Juve oggi in carcere con pena definitiva a 13 anni per tentato omicidio.

Lombardi è il grande burattinaio che nel 2006, dopo lo scioglimento della Fossa dei leoni si è preso la Curva, il secondo anello e poi il primo, scalzando personaggi storici collegati ad ambienti criminali di peso. Con Lucci oggi condivide interessi extra stadio legati alla movida. Lombardi, già condannato per una tentata estorsione al Milan, finirà in un’inchiesta per riciclaggio collegata al clan siciliano di Fidanzati.

Insomma, proprio un bell’amico per il ministro dell’Interno.

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