Politica

Lo spassoso discorso di benvenuto di Barack Obama a Matteo Renzi

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Un paio d’ore fa il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e sua moglie Michelle LaVaughn Robinson hanno ricevuto Matteo Renzi e sua moglie Agnese Landini in occasione delle celebrazioni organizzate per la quattordicesima Visita Ufficiale di Stato. L’evento e la cena che ne seguirà assumono un valore particolare perché questa sarà l’ultima dell’era Obama, che ha scelto di rendere omaggio al nostro Paese (nella persona del Presidente del Consiglio) e al legame di amicizia tra Stati Uniti ed Italia.

Obama: abbiamo tenuto il meglio alla fine

Dopo i saluti ufficiali, gli inni nazionali e la rassegna del picchetto d’onore sul prato antistante la Casa Bianca Obama e Renzi hanno tenuto un breve discorso di saluto e di ringraziamento per rimarcare il valore dell’amicizia e dell’alleanza tra i due paesi. Si è trattato di due discorsi che non hanno affrontato argomenti specifici di politica estera ma una sorta di piccolo show ad uso e consumo degli spettatori e della stampa dove i due leader si sono cimentati in una specie di gara a chi riusciva ad essere più piacione e simpatico, senza però dimenticare (da ambo le parti) qualche fugace accenno ai grandi temi e alle grandi sfide della politica (la pace nel mondo, l’ecologia e così via, cose che trovano quasi tutti d’accordo). Se Obama ha citato l’esempio dei legislatori latini nel quale i Padri Fondatori hanno trovato l’ispirazione per gettare le fondamenta della Repubblica Federale e non ha mancato di citare l’apporto fondamentale dei milioni di italiani immigrati negli USA Renzi da parte sua ha ricordato il ruolo di Amerigo Vespucci e ribadito il ringraziamento per quegli uomini che settant’anni fa hanno sacrificato le loro vite per liberare l’Italia dal nazifascismo. Ma al di là dei contenuti dei due discorsi quella che è emersa è stata ancora una volta la capacità di Obama di volare alto e di riuscire a tenere alta l’attenzione del pubblico con battute degne del miglior show serale made in USA. Questo non vuol dire che Renzi (che doveva per di più esprimersi in una lingua non sua) è stato inferiore e quindi non è un bravo leader ma riflette il modo studiatamente cordiale e amichevole di Obama di intrattenere le relazioni con altri capi di Stato. Obama ha preso garbatamente in giro Renzi presentandolo come uno “che è giovane, bello e che twitta molto” e ha scherzato con la moglie Michelle a proposito di quel viaggio fatto in Italia da giovani quando ancora non avevano figlie “e quindi potevamo ancora divertirci” (aggiungendo “riesci a ricordatelo?”).

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We saved the best for last

Obama poi, ha detto di sentirsi anche lui italiano pur non avendo antenati italiani (un chiaro riferimento alle sue origini “miste”) e nonostante il suo cognome finisca con una vocale, come quelli di molti italoamericani. Ma la cittadinanza italiana che Obama sente di avere non è solo quella che discende da Cicerone e dal lascito raccolto da Washington e Jefferson ma anche quella degli affetti privati; dal momento che è stato cresciuto da sua nonna ricorda bene quello che dicono tanti italiani: You listen to your nonna. Per rendere il suo discorso ancora più personale Obama, pur ricordando le riforme con cui Renzi sta cercando di cambiare lo status quo (accenno al referendum che Renzi ha ricambiato con quel “build bridges not walls” che è stata colta dall’uditorio come una stoccata a Donald Trump) si è richiamato invece al motto degli Scout (ricordando che il suo amico Matteo ne ha fatto parte) ovvero quello che invita a lasciare il mondo meglio di come lo abbiamo trovato. Poi Obama ha voluto dimostrare di saper essere un ospite eccezionale e ha anche parlato in italiano, ha salutato i presenti con un “Benvenuti amici mia” ma soprattutto ha ricordato un proverbio italiano (che forse un po’ continua a perpetuare l’immagine di una certa italoamericanità da film): patti chiari e amicizia lunga. Niente a che vedere qui con Renzi che ha invece citato Dante (del resto ad accompagnarlo c’era Benigni) e Cicerone con il suo historia magistra vitae, ma in fondo Obama era più rilassato, la sua Presidenza volge al termine e – come ha ricordato Renzi – la sua preoccupazione è più riguardo a come la storia la giudicherà che sulle battaglie politiche che dovrà affrontare.