Fatti

"Libertà non fa rima con morte", la lettera di un infermiere di Trieste dove gli ospedali sono di nuovo saturi

neXt quotidiano|

Lettera Infermiere Trieste

La situazione è complicata e i dati dei contagi e dei ricoveri sono la cartina di tornasole di quanto accaduto nelle ultime settimane a Trieste. Il conto da pagare per quelle mobilitazioni di massa contro il Green Pass che, ora, hanno riportato l’attenzione a un livello di rischio altissimo. All’interno degli ospedali i posti letto sono, oramai, a lumicino a causa dell’ingente quantità di ricoveri (alcuni anche in terapia intensiva) di pazienti che non si sono vaccinati e che sono risultati contagiati. Ed è questo lo specchio che riflette la lettera di un infermiere di Trieste inviata al quotidiano La Repubblica.

Lettera infermiere Trieste: “La libertà non può far rima con morte”

Lui è il coordinatore infermieristico del reparto di Pneumologia dell’ospedale triestino. Racconta di come la situazione si del tutto fuori controllo. Parla, in particolare, di un paziente no vax che ora è ricoverato nel suo reparto e che ha bisogno di un sostegno e supporto continuo, anche solo per inumidirsi le labbra dato che il COVID lo obbliga a rimanere attaccato al ventilatore. E quest’uomo è uno dei tanti che nelle ultime settimane è dovuto ricorrere alle cure ospedaliere dopo aver contratto quel virus in forma molto grave.

“Vorrei che la gente vedesse, vorrei che tutti i No Vax, No Green pass passassero una giornata, o anche solo mezza, nel “tredicesimo girone dell’inferno”; vorrei che si rendessero conto di quanto inumano sia morire di polmonite da Covid, nonostante i nostri sforzi per rendere l’ultimo miglio di queste persone, più lieve possibile. Come detto, un modo per cercare di evitare tutto ciò esiste, e ostinarsi a non utilizzarlo è da scellerati”.

La lettera infermiere Trieste racconta di come l’innalzamento dei contagi abbia provocato una nuova ondata di ricoveri anche negli ospedali. Perché i medici e il personale sanitario continuano a lavorare alacremente per soccorrere e curare tutti, ma la situazione è satura. E poi conclude con una frase simbolo: “Sono un arduo sostenitore delle libertà individuali; ma questa libertà deve esserci dal momento in cui veniamo al mondo al momento in cui moriamo; e chi muore attaccato al ventilatore, credete, è tutto fuorché libero e in pace”.

(Foto IPP/Saverio Scattarelli)