Opinioni

La lettera di un insegnante alla sindaca di Monfalcone che vuole schedare i prof di sinistra

Su Repubblica oggi c’è la lettera di Stefano Piredda, insegnante di Monfalcone, che risponde alla sindaca Anna Cisint la quale ha annunciato alla Festa della Lega Romagna, Cervia, un servizio di ascolto riservato di studenti (e genitori) per far emergere i docenti di sinistra “che infestano le scuole pubbliche”.

Il problema per lei sono proprio loro, i ragazzi. Che dagli 11 ai 19 anni non sono sacchi di farina né soggetti passivi. I ragazzi, specialmente se hanno un buon rapporto con i loro insegnanti, fanno domande, chiedono, e lo fanno di continuo. Credo sia questo il punto. Ora, se un ragazzo mi chiedesse cosa ne pensi io dei migranti che attraversano il canale di Sicilia e cosa sia giusto fare con loro, risponderei che la cosa giusta da fare è salvare le loro vite. Al netto dei trattati internazionali, sui quali non spenderei una sola parola, è questa la legge del mare: chi chiede aiuto in mare deve essere salvato, punto. Questo direi.

Se un ragazzo affermasse in classe che l’Islam è una religione violenta e crudele, io (che sono ateo…) proverei a spiegare che così non è. Che certe cose non si possono dire, e questo non certo in omaggio a una malintesa correttezza politica. E non farei riferimento alla mia esperienza personale ma proprio all’esperienza diretta dei ragazzi: oggi come oggi abbiamo tantissimi alunni musulmani, nelle nostre aule. Vi assicuro che sono ragazzi come i nostri e i loro compagni di classe questo lo sanno benissimo.

anna cisint insegnanti sinistra monfalcone

Se qualcuno in classe dicesse, come ha fatto recentemente un consigliere comunale leghista monfalconese su Facebook, che i partigiani erano solo gente che uccideva civili inermi e che sparava alle spalle dei militari regolari, io ricorderei ai ragazzi che la Costituzione repubblicana è nata dalla Resistenza, non certo dal fascismo, e che abbiamo avuto un presidente della Repubblica partigiano che si chiamava Sandro Pertini. Poi ricorderei che Monfalcone è la città della Brigata Proletaria, che davanti al Cantiere navale c’è un monumento che ricorda 503 caduti nella Resistenza ai nazifascisti e che moltissimi di quei caduti avevano pochi anni più di loro. Questo farei io.

Se quanto sopra non dovesse piacere al sindaco di Monfalcone, vorrà dire che questa mia lettera pubblica costituisce un’autodenuncia. E il problema passerebbe in ogni caso al mio dirigente scolastico, non certo al sindaco della mia città. Poi forse, non so, al sindaco Cisint piacerebbe di più un insegnante che in aula dicesse che in mare non bisogna salvare i migranti, e che i partigiani erano solo una manica di subdoli assassini. Però io queste cose in classe non le direi mai. Meglio perdere il lavoro.

Leggi anche: Cosa succede se il governo cade ad agosto