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L'assemblea di Sinistra Italiana (senza i 300 di Massimo Zedda)

massimo zedda

Non parteciperanno all’assemblea nazionale di Sinistra Italiana, Massimo Zedda e Luciano Uras. E, con loro, saranno assenti, “tutti quelli che figurano tra i trecento che hanno firmato il documento” del sindaco di Cagliari. A riferirlo all’agenzia di stampa AGI è lo stesso Luciano Uras, tra i primi a sottoscrivere il “documento politico” con cui si rivendica il successo del ‘brand’ Sel in Sardegna e si chiede un ripensamento rispetto al percorso iniziato con Sinistra Italiana. “Io non vado e non credo vada nessuno dei firmatari del documento che abbiamo diffuso”, sottolinea Uras: “Sinistra Italiana intende rilanciare un percorso che, per noi, non è condiviso né condivisibile. Vorremmo che la discussione dentro Sel si sviluppasse in modo più consapevole e condiviso”.

L’assemblea di Sinistra Italiana (senza i 300 di Massimo Zedda)

E per questa ragione, Uras vorrebbe un ordine del giorno diverso da quel generico rilancio: “Vorremmo che si potesse ragionare su qual è la situazione del Paese, sulle emergenze internazionali, ma soprattutto sulla missione della sinistra e su quello che preme ai lavoratori, alle loro famiglie. Vorremmo che si parlasse di questo, su cosa fare per unire la sinistra e non per dividere”, aggiunge il senatore che, alla domanda se questo riguardi anche il rapporto con il Pd, risponde: “Certamente sì, anche se manteniamo la nostra diversità di ruolo, rispetto al Pd e al governo. Vorremmo essere utili per il Paese e non soltanto orgogliosa minoranza”. La querelle era iniziata mercoledì, quando un articolo di Repubblica aveva rivelato l’esistenza della fronda dei trecento. Zedda, insieme al senatore Luciano Uras, a Sandro Serreli e altri trecento militanti vendoliani – ovvero quel che resta di Sinistra ecologia e libertà, il partito di Nichi Vendola, dalla Sardegna avevano spiegato di sentirsi estranei alla deriva delle comunali:

Si rivolge a «Nichi» perché batta un colpo e freni la deriva «ambigua e confusa» che alle comunali ha portato a un risultato modesto e a un grande disorientamento: Fassina candidato al Campidoglio ha ottenuto il 4,4% e Giorgio Airaudo a Torino il 3,3%. Con formidabili assist ai 5Stelle. Tutto è scritto in un «documento politico» che oggi sarà pubblico e che è stato mandato anche a Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano, in attesa di una adesione. Un altro destinatario sarà Luigi De Magistris, il riconfermato sindaco di Napoli. È un atto d’accusa alla vigilia dell’assemblea nazionale di Sinistra italiana sabato, a Roma.
La bocciatura è netta: «SI è un’operazione che si sostanzia all’interno delle aule parlamentari, si muove in modo centralistico e irrituale partendo dal presupposto, rivelatosi infondato, dell’unità a sinistra. Di fatto è un’operazione fredda, che non unisce ma aumenta la divisione tra progressisti e democratici e al voto inevitabilmente fallisce, mettendo a rischio la cultura di sinistra in questo paese». E poi viene ricordata la «posizione confusa e contraddittoria» ai ballottaggi, invitando chi al voto per i 5Stelle, chi all’astensionismo o alla scheda bianca.

nicola fratojanni
Ma il partito aveva risposto picche al sindaco di Cagliari, che ha vinto al primo turno aumentando i voti rispetto alle scorse elezioni (un piccolo miracolo all’interno di SI), accusando lui e i suoi di “rimozione” nelle parole di Nicola Fratojanni:

Cosa rimuovono?
«Non fanno un cenno al Jobs act, alla riforma costituzionale, alla Buona scuola, allo Sblocca Italia. Sono quelle le politiche contro le quali abbiamo costruito una pro
spettiva di sinistra e alternativa al Pd e al governo Renzi. Per far cosa ora? Per tornare indietro? Sono io che vorrei fare una domanda a Zedda».
La faccia.
«Cosa voterà al referendum di ottobre? È convinto anche lui come noi che la riforma vada cancellata, che questo governo vada sconfitto, come pensa di condurre questa campagna referendaria? Perché quello snodo è decisivo. Lui che ne pensa?»
Sostengono che col Pd bisogna tornare a dialogare.
«Perfino Renzi ha qualche dubbio adesso sul suo operato, singolare che non lo abbiano i compagni sardi, il quadro è in movimetno, la rabbia sociale monta, c’è una crisi democratica che non si risolve con un generico appello».

stefano fassina alfredo d'attorre
Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre

Quella rabbia sociale che voi non intercettate più e che alimenta invece il M5S?
«È un problema, certo. Ma se immaginano che la risposta sia un’alleanza coi “sistemici contro gli antisistemici”, per citare Franceschini, sbagliano di grosso».
E come si risponde?
«Col No al referendum e mandando a casa il governo».
Non temete l’ennesima scissione a sinistra?
«A me piacerebbe confrontarmi e stare uniti. Ma occorre anche chiarezza sulla prospettiva».