La macchina del funky

L'apertura di Bersani al M5S e la fantapolitica di un governo con il PD

bersani m5s pd

Pier Luigi Bersani ha ripetuto — ieri a Repubblica Tv — che lui è «sempre quello dello streaming» e che per lui sarebbe possibile un governo con il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico su quattro-cinque cose chiare per poi tornare al voto. Spiega oggi Annalisa Cuzzocrea:

L’ex segretario pd — che ha lasciato al presidente del Senato Piero Grasso la guida di Liberi e Uguali — ha chiarito più volte di considerare il partito di Beppe Grillo una «formazione di centro» con cui si possono cercare intese. Tanto che il blog — quando Mdp insisteva perché votasse le modifiche al Jobs Act — aveva finito per definirlo uno «stalker» politico, chiudendo la porta, com’è solito fare.
Ma è molto meno chiuso di quel che vuole apparire, il M5S a guida Luigi Di Maio. I cui vertici stanno ragionando seriamente sulla possibilità di ottenere il via a un governo guidato da loro (nel caso arrivino primi alle prossime elezioni) trattando qualcosa. Certo, la squadra di governo dovrebbe essere presentata prima, così è stato promesso, «ma poi c’è la politica», è la risposta di un deputato vicino al candidato premier del Movimento. Se servisse concedere ministeri a nomi di alta levatura, con l’appoggio di un’altra forza, perché no? Lo deciderebbe il blog con una votazione.

renzi m5s streaming
A prima vista sembrerebbe fantapolitica, anche perché il MoVimento 5 Stelle, che potrebbe essere l’ago della bilancia della prossima legislatura a prescindere dal numero di voti che prenderà, potrebbe anche scegliere di allearsi con altri: Lega e FdI, ad esempio, in quello che potrebbe essere soprannominato agevolmente come “Il patto di Neanderthal”. E in ogni caso un PD a guida Renzi che scende a patti con il suo peggiore nemico pare fantasioso. Ma Fabio Martini oggi sulla Stampa si diletta in un’altra ipotesi di fantapolitica: quella che prevede le dimissioni di Renzi da segretario del Partito Democratico e l’accordo con il M5S stipulato dal successore:

Primo: dopo le esperienze conflittuali con Scalfaro, Ciampi e Napolitano, il Cavaliere intende conservare rapporti positivi con Sergio Mattarella. E il Capo dello Stato ha lasciato intendere che se dopo le elezioni non ci sarà una chiara maggioranza parlamentare, verrò dato un mandato esplorativo alla personalità in grado (sulla carta) di mettere assieme i «numeri» più alti. Probabilmente ad una personalità indicata dal centrodestra.
Ma subito dopo, se di dovesse constatare l’impossibilità di formare un governo, un altro incarico esplorativo potrebbe essere affidato non alla coalizione, ma al partito di maggioranza relativa, probabilmente i Cinque Stelle. E su questo snodo virtuale è scattato l’allarme rosso: il timore di Silvio Berlusconi, di Ghedini e del ristrettissimo gruppo di comando di Forza Italia è che a quel punto l’incaricato dei Cinque Stelle possa trovarsi davanti a una grossa, novità: il cambio di leadership alla guida del Pd. Con un Renzi sconfitto e costretto a lasciare, il nuovo leader dei Democratici potrebbe cambiare le carte in tavola e accendere il «verde» ad un patto di governo con i Cinque Stelle.

Così la vicenda assumerebbe contorni di surreale ben delineati.