La macchina del funky

La telefonata tra Grillo e Raggi su Raffaele Marra

virginia raggi beppe grillo

Le cronache dei quotidiani romani sono pieni oggi del racconto di una telefonata tra Beppe Grillo e Virginia Raggi a proposito di Raffaele Marra, dopo l’ultimo articolo de l’Espresso sull’ex vicecapo di Gabinetto. Il settimanale ha raccontato di una convenzione tra il Comune di Roma (firmata da Marra) e Fabrizio Amore (quale rappresentante legale di Arca 93 Srl), indagato poi per turbativa d’asta nell’ambito della seconda tranche dell’inchiesta Mafia Capitale. La convenzione, siglata il 23 luglio 2009, riguarda 53 appartamenti nel residence “Bo rg o del Poggio”, affittati a un canone annuo di 1,4 milioni di euro. Lo stesso giorno viene firmato un altro contratto con la sorella di Amore, rappresentante legale della Ge.im 96 Srl per altri 43 appartamenti nello stesso residence: 1,2 milioni di euro annui. Ma la storia non sembra aver colpito Virginia Raggi, come racconta Giovanna Vitale su Repubblica Roma:

Pure col garante la prima cittadina s’è mostrata irremovibile: «Marra viene attaccato in modo così violento proprio perché lui è nemico dei poteri forti, quegli stessi poteri che noi stiamo cercando di combattere. Perciò abbiamo il dovere di difenderlo», taglia corto la Raggi, respingendo il pressing per accantonarlo. Una linea del Piave che non abbandona neanche davanti alle proteste del fondatore. Un’ora e mezza di botta e risposta, a tratti aspro, concluso con un nulla di fatto. Il capo del Personale resta dov’è. Nemmeno l’atteso valzer dei dirigenti cambierà le cose: Marra avrà salva la poltrona. A riprova che neppure Grillo è in grado di costringerla alla resa. Figurarsi i consiglieri. Impegnati, per tutta la giornata di venerdì, ad analizzare nella chat su Telegram ogni singolo passaggio dell’inchiesta dell’Espresso («Ditemi che non è vero», il messaggio che ha innescato la discussione) per esprimere tutta l’ansia provocata da una vicenda potenzialmente esplosiva.
Finché non è la stessa sindaca, nella notte, a intervenire per placare i mal di pancia: «È una storia vecchia, sono patti di anni fa già usciti e chiariti, che non hanno alcuna rilevanza penale», esordisce Virginia. Per poi ripercorrere l’intera storia, offrendo le medesime giustificazioni illustrate da Marra nel memoriale difensivo affidato all’Adnkronos: ovvero, fu la Protezione civile, dopo l’esplosione di una palazzina a Mostacciano per una fuga di gas, a individuare gli stabili del costruttore Amore (indagato in un filone di Mafia Capitale) dove ospitare gli sfollati; decisione caldeggiata da Sveva Belviso, all’epoca assessore alle Politiche Sociali, la quale voleva affittare l’immobile per quattro anni più quattro, a 3,5 milioni di euro, mentre l’allora capo del Dipartimento Politiche abitative si adoperò affinché la convenzione durasse solo 3 anni a un canone di 2,6 milioni. Facendo così risparmiare l’amministrazione, altro che scandalo. Peccato solo che la Belviso, interpellata sul punto, smentisca ogni cosa: «Escludo categoricamente di aver potuto dare una indicazione su una convenzione, anche perché non rientrava nella mia delega».

Venerdì infatti Marra aveva parlato con l’ADN Kronos per difendersi: “L’Espresso, in maniera assolutamente incomprensibile – accusava – impiega le sue migliori risorse per tentare di screditare la mia persona con un articolo a firma di Emiliano Fittipaldi nel quale viene sostanzialmente rappresentata la mia contiguità con l’Ing. Fabrizio Amore (che apprendo dall’articolo essere indagato nella vicenda “Mafia Capitale”), questa finalizzata ad un mio non chiarito beneficio ma che secondo il giornalista trarrebbe fondamento nei miei “rapporti privilegiati” con i costruttori romani”. Dunque Marra entrava nel dettaglio: “Non ho mai sottoscritto – assicurava – contratti di locazione con le Società asseritamente riconducibili all’Ing. Amore; al contrario, nel luglio 2009, stante la necessità di affrontare emergenze quali l’incendio del palazzo di via Libero Leonardi e lo scoppio dello stabile di via Maestrini (quest’ultimo con morti), prendeva atto che la Protezione Civile aveva identificato per gli sfollati, tra gli altri, gli immobili dell’Ing. Amore, comunicandolo poi al Comune di Roma (Ufficio Extra Dipartimentale per le Politiche Abitative, sotto la Direzione dello scrivente); peraltro l’Ing. Amore già nel 2008 aveva manifestato la disponibilità a cedere al Comune di Roma in locazione dette strutture per un canone di 3.550.000,00 euro per gli immobili siti in via di Fioranello 186, denominati Borgo del Poggio”. Marra parlava poi degli altri fatti che gli venivano contestati. “Allorché – puntualizzava – gli Uffici da me diretti ebbero il compito di regolamentare questo rapporto – nato da evento emergenziale – presero atto della nota datata 22/05/2009, assunta al protocollo dell’Ufficio Politiche Abitative, a firma dell’Onorevole Belviso nella sua qualità di Assessore alle Politiche Sociali, nella quale si manifestava la soddisfazione della scelta e ove i programmi economici ne dimostrassero la convenienza suggeriva di prendere in considerazione la possibilità di convenzionare l’intera struttura a carattere permanente”. “Atteso che lo scrivente aveva, come suggerisce l’articolista, una propensione spiccata ad agevolare i costruttori Romani, ritenne opportuno, viceversa – si difende Marra – disporre da un lato una convenzione di soli 3 anni e dall’altro di stimare in euro 2.600.000,00 (applicando rigorosamente i valori OMI) il canone ritenuto congruo, abbattendo così di circa 900.000,00 euro (il 30%) il canone inizialmente richiesto dall’imprenditore con le note di cui sopra”. Infine, l’appartamento Enasarco di sua moglie: “dopo averlo condotto in locazione per oltre 4 anni, è stata legittimata a godere dei medesimi sconti assicurati a tutti gli oltre 9.000 conduttori degli immobili Enasarco”. Quanto alle ultime “carinerie”, così le etichetta, contenute nell’articolo, “quella della croce d’argento che avrei ottenuto ‘miracolosamente’ rappresento che la stessa è stata concessa nel rispetto delle regole dal Comandante Generale della Guardia di Finanza. Questa è la verità documentata a disposizione del sig. Fittipaldi e dell’Espresso, il cui livore, evidentemente, gli impedisce un doveroso e sereno approfondimento dei fatti”, conclude annunciando di aver dato mandato ai legali.