Fact checking

Appendino, Fico, Di Maio: la tattica del M5S per prendere voti a sinistra (sta riuscendo)

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C’è, nel Paese, una sinistra che non si sente rappresentata dal Partito Democratico e c’è anche una sinistra che sarebbe disposta a tutto pur di mandare a casa Matteo Renzi. Spesso le due coincidono e alle volte è possibile che questi elettori, abbandonati dai “partiti tradizionali” di sinistra si sentano meglio rappresentati dal Movimento 5 Stelle. Come è possibile? Al di là del fatto che i Cinque Stelle dicono – o meglio dicevano – di non essere né di destra né di sinistra è evidente che su certe posizioni – ad esempi le politiche migratorie – siano molto più a destra del PD. E non può essere solo Renzi la causa della disaffezione  di certa parte dell’elettorato Dem perché è qualcosa che è iniziato prima.
 
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Diritti civili, questione palestinese e migranti

Se è vero che su sovranità nazionale, euro e immigrazione i Cinque Stelle hanno spesso pescato a destra, magari andando a disturbare Matteo Salvini e suoi tentativi di costruire un partito a livello nazionale è anche vero che da qualche tempo i pentastellati si sono dedicati all’elettorato di sinistra, consapevoli che per governare i voti degli elettori di destra da soli non sono sufficienti. Non si sa quanto sia una strategia studiata a tavolino e quanto invece sia il frutto dell’improvvisazione dei singoli, certo è che il Movimento ha saputo raccogliere la sfida su alcuni dei temi cari alla sinistra. Tutto è iniziato con l’attenzione – centrale per il Movimento – sui temi ambientali: lo spreco delle risorse, la tutela dell’ambiente e il consumo di suolo. Argomenti che fino a qualche tempo fa erano il cavallo di battaglia dei Verdi e di SEL, un partito che dovrebbe essere Sinistra Ecologia e Libertà. Ma la battaglia per l’ambiente è stato solo il primo argine a cedere. Ora i pentastellati, dopo il comportamento decisamente ambiguo tenuto al Senato durante la discussione del DDL Cirinnà (ma si sa, l’obiettivo era quello di far cadere il Governo, non di approvare la legge) mirano a diventare i nuovi paladini dei diritti civili. Lo fanno grazie ad alcune lodevoli iniziative della Sindaca di Torino Chiara Appendino che prima si improvvisa attacchina per ripulire i manifesti del Pride dalle svastiche poi, nominando assessore l’ex-presidente dell’Arcigay, decide di cambiare il nome all’assessorato alla Famiglia che diventa alle Famiglie. Un’iniziativa questa di certo non rivoluzionaria che però non ha mancato di scatenare le ire di Mario Adinolfi, della Curia e di un pezzo del PD cittadino. Una consigliera cattodem ha infatti presentato un’interpellanza per chiedere di fare chiarezza sull’uso del plurale. Un’uscita scomposta, non avallata dalla maggioranza del PD torinese che però ha fatto sì che si potesse raccontare la storia del PD “spaccato” e continuare a girare il coltello nella piaga dei Cattodem che in Senato si sono messi di traverso affossando la Stepchild Adoption.
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Contestualmente c‘è stata la visita in Israele di una delegazione guidata dal premier in pectore Luigi Di Maio. Di Maio da qualche tempo sta facendo un tour europeo per accreditarsi come interlocutore affidabile all’estero ma soprattutto per far uscire il Movimento da una situazione di isolamento internazionale che è la diretta conseguenza dello stare all’opposizione. Di per sé il viaggio in Israele ha un significato duplice, il primo è quello di non farsi superare da Salvini (che in Israele ci è già stato) il secondo invece sta tutto nella polemica innescata per la mancata concessione dell’autorizzazione ad entrare nella Striscia di Gaza. Permesso che era stato negato già prima della partenza ma è evidente l’obiettivo di sfruttare questo “respingimento” al valico per rendersi più simpatici ad un certo elettorato di sinistra che ha sempre avuto a cuore la sorte del popolo palestinese. In questo senso vanno letti anche gli interventi tesi a giustificare l’operato di Hamas fatti da quello che con ogni probabilità sarà il futuro Ministro degli Esteri dell’esecutivo Di Maio. Di Battista infatti ha sempre rappresentato l’ala più “movimentista” (nel senso di affine ai vari movimento no global) dei Cinque Stelle, e quando parlava di “dialogare con i terroristi” e diceva che “in fondo vanno anche capiti” si riferiva proprio ad Hamas, non al gruppo Stato Islamico. Un’uscita che gli è costata molto ma che potrebbe avergli attirato le simpatie di quello schieramento trasversale che dall’estrema destra all’estrema sinistra sostiene le ragioni dell’antisionismo.
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Ma il vero capolavoro lo ha fatto Roberto Fico. Quando si è trattato di affrontare la morte di Emmanuel Chidi Namdi il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai se ne è uscito con un post su Facebook nel quale parla apertamente di razzismo come movente dell’omicidio e – contrariamente a quanto ha fatto Salvini – non tenta in alcun modo di giustificare il gesto “occultandolo” con il discorso dell’invasione degli immigrati che spinge gli italiani all’esasperazione. Un discorso onesto, quello di Fico e politicamente intelligente visto che miraa prendere le distanze dalla Lega Nord. Distanza che, leggendo certi editoriali a tema immigrazione pubblicati sul Blog di Beppe Grillo non è po’ così marcata. In più di un’occasione sul Blog abbiamo letto ragionamenti troppo simili a quelli del leader della Lega. Per quel post Fico è stato coperto di insulti da parte di persone che accusano gli immigrati di rubare il lavoro agli italiani, di vivere nel lusso con i soldi pubblici e di essere tutti pericolosi criminali. Tutti argomenti che in realtà in passato sono stati fatti propri da Grillo, come è possibile leggere qui. Ed è questo il paradosso del Movimento 5 Stelle: riuscire a dire tutto e il contrario di tutto con l’unico obiettivo di prendere voti. Benvenuti nel partito post-ideologico. Il caso di Fico è emblematico perché il M5S si è improvvisamente ritrovato sulle stesse posizioni della Boldrini. Un’uscita pericolosa per il Movimento che non ha mai avuto in simpatia la Presidente della Camera. Ovviamente tutto questo è possibile non solo per una certa astuzia politica da parte dei portavoce pentastellati (non moltissima per altro) ma anche perché certi territori, certi temi sono stati lasciati “non presidiati”, abbandonati dai partiti che se ne erano fatti portavoce non sono però scomparsi. Semplicemente sono rimasti a disposizione del primo che volesse provare ad agitarli per risvegliare l’elettorato.