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La Svizzera approva un referendum inutile contro gli stranieri

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Il Canton Ticino ha approvato con il 58% dei voti il referendum per una legge che dia preferenza ai residenti in materia di posti di lavoro, penalizzando in tal modo in “frontalieri“, tra cui quelli italiani. Come spiega il sito del Corriere del Ticino, la proposta di referendum cantonale battezzata “Prima i nostri” era stata presentata dalla formazione populista Udc; la sua applicazione però – come ha avvertito lo stesso governo elvetico – si prevede tutt’altro che agevole a causa dei numerosi ostacoli legali dovuti sia alle leggi federali che regolano il mercato del lavoro che a quelle europee sulla libera circolazione delle persone e dei beni.

La Svizzera approva il referendum contro gli stranieri

«Seppur votato, l’esito del referendum sarà di difficile applicazione e non cambierà l’orientamento del mercato del lavoro cantonale», spiega infatti Sergio Aureli, responsabile frontalieri del sindacato svizzero Unia, secondo il quale l’esito del referendum in Svizzera non dovrebbe avere conseguenze pratiche, dal momento che non spetta al Cantone ma a Berna legiferare in tema di lavoro. “Il voto di oggi rappresenta la cartina al tornasole di una politica economica del Canton Ticino che non affronta in modo concreto le soluzioni ai problemi del mercato del lavoro – ha aggiunto -. Solo col dialogo si risolvono i problemi”. “Errare è umano, perseverare è diabolico – afferma Francesco Dotti, consigliere regionale lombardo e vicepresidente della Commissione Speciale per i Rapporti con la Confederazione Svizzera di Regione Lombardia – Anche questo voto cantonale, come già accaduto il 9 febbraio 2014, non avrà applicazioni pratiche. La linea di Regione Lombardia non cambia: giù le mani dai frontalieri!”. Chi auspica un intervento del governo italiano per tornare al dialogo è Sydney Rampani, dell’Associazione Frontalieri Ticino: “Capisco le motivazioni di fondo che hanno portato i ticinesi a votare in questo modo, ma a questo punto l’accordo fiscale Italia-Svizzera non può andare in porto. Ora mi aspetto un intervento del nostro Governo”.
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Eros Sebastiani, presidente dell’Associazione Frontalieri Ticino, sede a Varese, dalla cui provincia arrivano circa 25.000 dei lavoratori che vanno a lavorare nel cantone svizzero, non è rimasto sorpreso dell’esito del voto: «Ce l’aspettavamo, anzi è già tanto che la percentuale non è stata più alta, c’è troppo un clima di malessere oltreconfine». Altri 22.000 arrivano dal comasco e il resto tra il lecchese, la Valtellina, il verbano-cusio-ossola in Piemonte, e in minore percentuale da altre zone del centro Italia. “Ho già ricevuto molte telefonate preoccupate di lavoratori che mi hanno chiesto ‘ma che succede domani? non ci fanno passare?’ – ha raccontato Sebastiani -. La prima cosa da precisare è che domani non accadrà proprio nulla, perché quella è stata solo una consultazione per sollecitare Berna a fare qualcosa, ma dubito che si arriverà mai ad una legge vera e propria come richiesto dal testo della consultazione”. “Quello che non è da sottovalutare però – ha aggiunto – è che questi risultati sono il sintomo di un clima che potrebbe diventare esplosivo, purtroppo ci sono davvero delle situazioni che esasperano gli animi, come i casi di tanti lavoratori stranieri, non dico italiani, che accettano di lavorare per paghe bassissime”.  Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni avverte la Svizzera che dopo il referendum del Canton Ticino che ha votato contro il lavoro agli stranieri, tra i quali gli italiani, “il voto non ha per ora effetti pratici. Ma – avverte – senza libera circolazione delle persone i rapporto tra Svizzera e Ue sono a rischio”.