Opinioni

La strana «denuncia civile» di Davide Casaleggio a Mario Calabresi

Oggi Davide Casaleggio torna in un post sul blog di Grillo sulla storia di Repubblica e del presunto incontro con Matteo Salvini raccontato dal quotidiano in un articolo a firma di Matteo Pucciarelli. Il post però presenta una serie di argomenti curiosi e strani che potrebbero, al contrario di quello che ha detto di volere Casaleggio, non accertare la veridicità dei fatti.

Scrive infatti Casaleggio:

Non è accettabile questo modo di fare informazione. Fonti inesistenti o inconsistenti non possono essere usate come clave mediatiche per indirizzare il pensiero degli italiani. L’operazione politica è bieca quanto evidente: far credere alle persone che esista un’alleanza del MoVimento 5 Stelle con la Lega Nord. Questo è falso. Quello che mi conforta è che i primi ad aver capito che il Metodo Repubblica non è finalizzato a un’informazione libera sono i lettori, che Repubblica perde al ritmo di 15-20.000 all’anno.

Casaleggio sostiene che l’articolo di Repubblica volesse far credere a un’alleanza tra Lega Nord e M5S, eppure il pezzo non diceva assolutamente questo ma parlava soltanto di un primo incontro esplorativo tra i due. Ma soprattutto nel finale del post Casaleggio scrive:
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Ora, in primo luogo non esistono le “denunce civili”. Nella giustizia civile un privato chiama in giudizio un altro privato (lo “cita”) con lo scopo di ottenere dal giudice una pronuncia che gli dia ragione. Casaleggio può fare poi un esposto all’Ordine dei Giornalisti, tenendo presente che quello di Roberta Lombardi nei confronti di Jacopo Iacoboni è andato come è andato (spoiler: male per la Lombardi). Prima di citare in giudizio civile Calabresi (non solo, visto che i responsabili sono l’autore dell’articolo, l’editore e il direttore) dovrà probabilmente andare davanti al mediatore (dipende dalla richiesta di risarcimento) e soltanto poi potrà citare i tre presunti responsabile. Ma soprattutto, ed è questa la parte più importante del ragionamento, Calabresi aveva invitato a querelare (ovvero ad andare al tribunale penale) perché in quella sede – e soltanto in quella sede – il giudice può obbligare a rivelare la fonte delle informazioni alla base dell’articolo. Se Casaleggio decide di seguire la strada del tribunale civile, potrebbe magari ottenere un risarcimento dal punto di vista economico ma non avrebbe certo soddisfatto la sua curiosità di scoprire la fonte delle informazioni, né Repubblica sarebbe in alcun modo costretta a dargliele.
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Infine, Casaleggio dice che “la querela l’ha già fatta Di Maio”, confermando così che Di Maio querela non per la risposta (inesistente, visto che non era rivolta a lui) che gli ha dato Calabresi su Twitter, ma per il punto della questione: il “vertice segreto Casaleggio-Salvini” raccontato in prima pagina da Repubblica. Ma Di Maio oggi non è formalmente rappresentante del M5S né detentore del simbolo (è Beppe Grillo) e quindi la sua querela potrebbe avere un difetto di legittimazione e finire archiviata. Più senso invece aveva semmai l’annuncio di querela da parte di Roberto Fico, che è capogruppo M5S alla Camera. Insomma: Davide Casaleggio ha scelto di utilizzare uno strumento (la causa civile) che non porterà Repubblica all’obbligo di rivelazione delle sue fonti lasciando così ancora tutti nel dubbio (la nostra tesi su com’è andata la storia è qui). Speriamo che cambi idea.

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