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La rosicata di CasaPound per il ban di Facebook

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«Alla fine Facebook diventerà come gli spettacoli di Crozza, Luttazzi, Propaganda Live … una sala piena di borghesi globalisti radical chic “di sinistra” che si autoconvincono della propria superiorità intellettuale e antropologica. Facebook è da vecchi”: ha ragione mia figlia». Così oggi su Twitter Simone Di Stefano di Casa Pound (dovrebbe essere il vicepresidente ma forse non lo è più) mostra in maniera plastica il livello di rosicamento dei fascisti del Terzo Millennio per l’esclusione dal social di Mark Zuckerberg.

Per Di Stefano Facebook è vecchio e inutile (ma allora perché non se ne sono andati prima?)

Insomma Facebook non è acerbo (come l’uva della volpe di Esopo) ma un posto che non ha proprio senso di frequentare perché pieno di gente poco raccomandabile. E deve essere proprio perché è un ambiente infrequentabile – mica come certe sedi in uso a Casa Pound – che già quando vennero espulsi ad aprile quelli di CasaPound annunciarono di voler fare causa al social di Zuckerberg e che hanno già fatto sapere di essere pronti ad una class action. Ieri invece i nostri valorosi parlavano sul loro giornale – quello dove ci si spella le mani ad applaudire i poliziotti che menano un giornalista – parlano niente meno che di «un disegno ben preciso che mira a cancellare le voci dissonanti rispetto alla narrazione dominante».

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Insomma è il solito complotto demo-pluto-giudaico (che nel 2019 si legge “borghese-radical chic-globalista”) contro il pensiero non conforme. È un caso, si chiedeva ieri il Primato Nazionale «che accada proprio adesso, quanto il bis premier Giuseppe Conte ha invocato, nel suo discorso al Parlamento, “l’uso responsabile dei social-network, che non di rado diventano ricettacoli di espressioni ingiuriose e di aggressioni verbali”». Insomma un complotto in piena regola contro un partito dallo 0,3%,  i poteri del Presidente del Consiglio sono davvero illimitati.

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Eppure giusto ieri pomeriggio Di Stefano la pensava diversamente su quel social pieno di radical chic dal momento che chiedeva un intervento dello Stato dal momento che «Facebook per numero di utenti italiani iscritti si configura di fatto come un servizio pubblico, e in regime di monopolio». Una bella nazionalizzazione è quello che ci vuole, solo così quelli di Casa Pound possono sperare di poter tornare. Ma se Facebook è così vecchio, inutile e pieno di comunisti come mai non se ne sono andati prima?

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C’è addirittura l’account Twitter di Scenari Economiciil sito dell’europarlamentare leghista Antonio Maria Rinaldi – che suggerisce di «contestare a Facebook il danno subito» perché così facendo il social ha «cancellato un valore». Ma quel valore era di proprietà di Facebook, come tutti i contenuti pubblicati dagli utenti che hanno accettato i terms of service all’atto dell’iscrizione.

Se Casa Pound scopre di essere petalosa

Si tratta come è evidente di un tentativo di far dimenticare quello che dicono e che scrivono sui social. Far dimenticare gli attacchi alle minoranze. Far credere che si tratti di una censura e non della decisione di Facebook di far rispettare le regole che tutti gli utenti hanno accettato all’atto dell’iscrizione. Non si capisce come mai – se Facebook è così una roba “da vecchi” – Casa Pound si preoccupi in queste ore di far sapere che loro «non diffondono messaggi razzisti, nostalgici o di odio» ma «di amore per l’Italia e la sua sovranità».

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Amore che viene declinato fomentando l’odio verso gli “zingari” ad esempio. Oppure verso i migranti, invasori aiutati da chi vuole lo Ius Soli e da Papa Bergoglio. Perché l’amore verso l’Italia si trasforma presto in odio verso chi italiano non è, o non lo è abbastanza (si veda ad esempio la costante lotta contro i Rom). E non si pensi che Casa Pound sia un’eccezione: il sovranismo si alimenta con l’odio e l’intolleranza. Ma davvero è “amore” un tale (Luca Marsella, consigliere di CPI a Ostia) che minacciava così degli studenti: «vi accoltello tutti come cani, vi ammazzo tutti! Io mi ricordo la faccia di ognuno di voi. Non vi picchio subito perché ci sono delle persone e poi mi denunciate»? Secondo un tribunale non lo è. Perché Facebook, che ha regole diverse, dovrebbe pensarla diversamente? Chissà se diranno anche che odiare è legittimo, che le opinioni sono tutte belle. E che quindi si “censurano” delle idee. Possono senz’altro dirlo, ma il fascismo non è un’opinione, non è una legittima ideologia politica: è un crimine.

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