Politica

La revoca di Siri sbagliata e corretta dal Quirinale

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Il Quirinale ha rimandato indietro il decreto di revoca di Armando Siri con cui la Lega e il MoVimento 5 Stelle hanno concluso (per ora) la vicenda del sottosegretario accusato di corruzione. La storia la racconta Il Fatto Quotidiano e parte dal momento successivo alla decisione di non votare più in consiglio dei ministri:

I tecnici di Palazzo Chigi hanno dovuto riscrivere quel testo troppo “irrituale”, la cui nuova versione è attesa per questa mattina al Colle per la firma di rito. Si concluderà così, con uno strascico un po’ grottesco, la vicenda dell’atto per revocare il sottosegretario leghista indagato per corruzione, fortemente voluto dal premier e accettato anche dalla Lega, senza bisogno di una votazione in Consiglio dei ministri.

Però per schivare la conta era servita qualche concessione nel testo al Carroccio sul principio d’innocenza. Mentre, Conte ha voluto riferire nero su bianco di aver ricevuto una atto di fiducia da Lega e Movimento. E allora quanto già scritto nel comunicato dopo il Cdm è stato inserito anche nel decreto: “”Il Consiglio dei ministri ribadisce la sua fiducia nel presidente Conte e conferma il principio di presunzione d’innocenza come principio cardine”. Ma dal Colle hanno obiettato che il testo doveva disporre solo la revoca dell’incarico di sottosegretario. Così è stato rispedito a Chigi, per essere “ripulito”. E ieri sera Conte, di ritorno dalla Romania, lo ha firmato.

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