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La Regione Lazio e la sospensione dell'acqua a Roma

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La Regione Lazio studia un piano per evitare la sospensione dell’acqua a Roma. Il piano di razionamento di ACEA prevede turni di 8 ore senza acqua ogni giorno per circa un milione e mezzo di romani. Lo stop dell’acqua potrebbe concretizzarsi a Roma la notte o la mattina per turni in ogni quartiere o municipio.

La Regione Lazio e la sospensione dell’acqua a Roma

Ma via della Pisana sta cercando di scongiurarlo spalmando il fabbisogno extra che deriverebbe dalla chiusura della fonte del lago di Bracciano sulle altre nove fonti di approvvigionamento della Capitale. In particolare sulle cinque sorgenti, a partire da quella del Peschiera, la principale. Tutto questo servirà, nelle intenzioni di Zingaretti, ad arrivare ai primi di agosto, quando — notano in Regione — il fabbisogno cala e le precipitazioni riporteranno le riserve in sicurezza. Scrive il Messaggero:

Una procedura normalmente complicata, ma che potrebbe contare sull’aiuto del Governo che, dichiarando lo stato di calamità per il Lazio a causa dell’emergenza siccità, renderebbe il procedimento molto più rapido. Peraltro, sempre secondo i tecnici, questa soluzione straordinaria sarebbe necessaria soltanto per una settimana. Poi, da sabato 5 agosto, l’abituale riduzione del consumo idrico romano (nel periodo delle ferie estive) potrebbe traghettare i rubinetti romani fino a settembre: quando si spera che le condizioni climatiche siano mutate, e la pioggia possa aiutare a ricostituire le riserve idriche a servizio della Capitale.

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L’acqua della Capitale: le fonti (La Repubblica, 24 luglio 2017)

Questi possibili rimedi saranno messi a punto in questi giorni per essere portati giovedì (alla vigilia dello stop alla captazione dal lago di Bracciano) alla riunione già convocata al ministero dell’Ambiente con il ministro Gian Luca Galletti.

Il piano di razionamento dell’acqua a Roma

L’alternativa è quella di procedere con il piano ACEA di razionamento dell’acqua a Roma. Il piano Acea comporterebbe la tutela di ospedali, vigili del fuoco e altre attività sensibili. La Repubblica Roma ha pubblicato oggi un piano di razionamento dell’acqua della Capitale con una mappa delle zone a rischio, compresi i comuni vicino Roma nei quali si verificherà la maggiore carenza e quindi il più alto rischio di razionamento.

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Il piano di razionamento dell’acqua e i turni (La Repubblica Roma, 23 luglio 2017)

Da lunedì mattina, secondo quanto apprende invece l’AGI, i tecnici di ACEA (azienda al 51% di proprietà del Campidoglio) lavoreranno per disegnare le possibile ipotesi di turnazione dell’erogazione idrica nella Capitale, scegliendo i quartieri interessati. Attualmente il gestore idrico capta 1.100 litri di acqua al secondo dal lago Bracciano – che in base ad un accordo del 1990 tra governo ed Acea viene usato come riserva nei momenti di siccità -, ma la concomitante scarsità di precipitazioni nel 2017 (appena 157 mm nei primi sei mesi dell’anno) ha portato il bacino ad abbassarsi di quasi 30 centimetri rispetto al livello standard. Da qui lo stop ai prelievi imposto dalla Regione Lazio a partire dal 29 luglio. Il lago garantisce acqua per 400mila utenti, senza quelle risorse Acea è orientata a razionare l’erogazione per 1,5 milioni di persone ma non è ancora stata effettuata la scelta delle zone. Si prevede una suddivisione delle giornate in turni da 8 ore, ad ogni zona scelta potrebbe spettare un turno quotidiano di blocco dell’erogazione a rotazione tra mattina, pomeriggio e notte.

La dispersione e i costi in bolletta

Intanto però ACEA , società quotata in Borsa con un capitale sociale di oltre un miliardo e partecipata al 51% dal Comune di Roma, ha speso 500 milioni negli ultimi quattro anni per mettere in sicurezza la rete fognaria. Eppure negli ultimi anni gli sprechi di acqua sono aumentati: secondo l’ultimo dossier di Cittadinanzattiva sulla base di un calcolo di Legambiente, a Roma la dispersione di acqua nelle tubature di Acea era di appena il 25% nel 2007, poi è salita al 35% nel 2013 e adesso è arrivata al 45%. In sostanza, spiega oggi Repubblica, l’emergenza idrica viene da lontano: «La siccità di quest’anno ha fatto il resto, riducendo la capacità delle fonti di approvvigionamento di Roma e portando allo stop dei prelievi di acqua dal lago di Bracciano, che peraltro è un bacino idrico chiuso, privo di affluenti. In altri termini, se non piove non si alimenta da solo e infatti è sceso di oltre 35 cm sotto il livello minimo consentito».

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Il lago di Bracciano senza acqua (Corriere della Sera, 23 luglio 2017)

E tutto ciò nonostante i romani paghino 95 dei 300 euro del costo medio annuale dell’acqua a Roma proprio per contrastare la dispersione delle reti. “La differenza tra il dato di dispersione che si ha in questa zona rispetto a quella nazionale equivale esattamente al livello di captazione di acqua che viene tolta da Bracciano. Quindi, se si fosse intervenuti in linea con quello che è il livello nazionale non ci sarebbe stata questa emergenza”, ha detto ieri Daniele Badaloni direttore del Parco Naturale Regionale di Bracciano – Martignano nel Lazio, a Sky Tg24. Nella concessione, continua Badaloni, “esiste una condizione di rispetto anche dell’ecosistema, che penso sia alla base della decisione presa dalla Giunta Zingaretti, e che dice che se si fosse superato un livello di soglia di 161,90” sopra il livello del mare “si sarebbe dovuto interrompere in maniera automatica. Adesso siamo a 161,39 e questo blocco automatico non c’e’ stato. Quindi era una scelta della Regione obbligata”. Con la decisione della Giunta regionale di far sospendere il prelievo di acqua da Bracciano, conclude, “per la prima volta in Italia si e’ arrivati prima del disastro. ambientale, che altrimenti sarebbe veramente concreto”.

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