La macchina del funky

La procedura d'infrazione per chi non accoglie i profughi

antonio tajani

Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo, promette una procedura d’infrazione per i paesi che non accolgono i profughi in un’intervista al Corriere della Sera:

Si riferisce all’intesa del 2016 sulle quote di richiedenti asilo da assegnare a vari Stati membri?
«Esatto. Il nostro messaggio è in sintonia con quanto affermato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel: l’Italia non può sopportare un peso del genere. Lo ha detto anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres a Strasburgo elogiando la Guardia di Finanza e la Guardia costiera».
Austria, Polonia e Ungheria non hanno accettato alcuno di quei richiedenti asilo da redistribuire nell’Ue. La Repubblica Ceca non brilla in senso opposto. A Est c’è chi si difende
sostenendo che è stata la chiusura degli Stati all’epoca delle dittature filosovietiche a non rendere pronti oggi i cittadini ad aprire le porte. Peserebbero ancora retaggi di quei tempi.
«Ma che c’entra? Stiamo parlando di ricollocare poche migliaia di persone. Rifugiati, non immigrati, che sono in Italia e Grecia già controllati. Non milioni di cittadini. Demmo solidarietà ai Paesi dell’Est quando uscirono dalla dittatura comunista. Adesso ci attendiamo solidarietà».

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I numeri dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Italia (La Stampa, 17 luglio 2016)

Lo stesso Tajani però ammette che l’infrazione non porterà di per sé alla soluzione del problema:

Se verranno aperte procedure di infrazione verso alcuni Stati non prevede contraccolpi politici?
«Ce ne saranno, però le regole sono regole. Da commissario io ne aprii anche sul nostro Paese per ritardi nei pagamenti. Se uno prende i fondi strutturali, deve rispettare le decisioni comuni. E poi…».
E poi?
«Prima di arrivare a una sanzione c’è tempo. Una procedura d’infrazione non è una pena capitale. È l’avvio di un dialogo. Se si conclude male, arrivano le sanzioni. Sennò può conclu
dersi positivamente, incentivare a fare di più. Questo è il segnale che diamo sull’emergenza».