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Barcellona, la lezione di Ada Colau ai politici italiani

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Ada Colau è la sindaca di Barcellona oggetto in Italia di alcune feroci critiche perché la sua amministrazione è decisamente a favore della politica dell’accoglienza. Dopo gli attentati terroristici di ieri c’è chi fa notare gli abitanti della città catalana che non devono lamentarsi se ora alcuni loro concittadini sono morti. Perché Barcellona ha sempre rivendicato con orgoglio il suo essere una città aperta e tollerante. A febbraio molti abitanti erano scesi in piazza per manifestare il proprio sostegno ai rifugiati e per chiedere al governo spagnolo di fare la sua parte nell’accogliere i richiedenti asilo.

Barcellona in piazza per dire “No tengo miedo”

Oggi a mezzogiorno migliaia di cittadini spagnoli hanno partecipato al minuto di silenzio in omaggio delle vittime dell’attentato di ieri a Barcellona. Con loro in Plaza Catalunya c’erano Re Felipe VI, il premier Mariano Rajoy e il presidente catalano Carles Puigdemont. In prima fila c’era anche la sindaca Ada Colau che su Twitter aveva lanciato un appello ai suoi concittadini contro la paura.
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Ieri invece la Colau aveva scritto su Twitter che Barcellona è una città di pace ribadendo che il terrore non avrebbe cambiato la natura della città. Ovvero che Barcellona continuerà ad essere una città aperta al mondo, coraggiosa e solidale. Una bella lezione ad una certa sindaca che invece a Roma predica “l’accoglienza zero”.
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Quello della Colau non è un tentativo di non vedere la realtà delle cose e di non affrontare la brutalità dell’attacco terroristico. In qualità di sindaca sa bene cosa è successo ed ha espresso subito la vicinanza alle vittime e ai loro familiari senza andare a cercare capri espiatori come hanno fatto i politici nostrani. Quella della Colau è una lezione di coraggio per coloro che non sanno affrontare il terrorismo se non chiudendosi dietro muri che danno un falso senso di sicurezza. Coraggio di non cedere alla paura e di non incitare i propri cittadini e i propri elettori a iniziare una caccia all’uomo nei confronti dei musulmani o dei migranti al solo scopo di aumentare il consenso.

Gli italiani che rimproverano ad Ada Colau (e ai barcellonesi) il “Welcome Refugees”

In Italia invece abbiamo politici come Giorgia Meloni che è “su tutte le furie” per la risposta della sindaca Colau agli attacchi terroristici. Secondo la leader di Fratelli d’Italia non è abbastanza netta, decisa e determinata. Troppo pacifista la Colau per combattere la minaccia del terrorismo. Ma la differenza tra la Colau e la Meloni è nel senso di responsabilità: quello che obbliga moralmente un amministratore pubblico a tenere unita la cittadinanza.
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Soprattutto dopo un evento tragico come quello di ieri i cittadini di Barcellona non hanno alcun bisogno di risposte “nette, decise e determinate” come quelle della Meloni. Ha bisogno di una guida che mostri a tutti che si può essere uniti anche nelle avversità senza dover per forza unirsi contro qualcuno. La polizia e le forze di sicurezza assicureranno i colpevoli alla giustizia, una sindaca non è un comandante militare e non cedere all’intolleranza di cui si fa portavoce la Meloni è il segno di un maggiore senso del ruolo che le compete.
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Matteo Salvini preferisce invece andare sul sicuro e gioca la carta Oriana Fallaci, scrittrice tanto cara a tutti coloro che odiano l’Islam per partito preso ma che non hanno mai letto una riga della Bibbia o del Corano.
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Ma non è solo la Meloni a “rimproverare” ad Ada Colau le aperture della città nei confronti dei rifugiati. Perché non è sufficiente criminalizzare un’intera città e il suo sindaco, bisogna anche criminalizzare una categoria di persone (i rifugiati politici) che non ha alcun legame con l’attacco terroristico.
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Ed eccoli i nostri coraggiosi connazionali che sperano che “morti e feriti siano tutti ex partecipanti di questa idiota manifestazione” riferendosi al corteo di febbraio.
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Barcellona non è stata attaccata dai rifugiati che voleva accogliere. È stata attaccata da dei terroristi che non erano rifugiati politici. E bisognerebbe ricordare ai nazionalisti nostrani che coloro che scappano dalle guerre in medio oriente scappano proprio dalle stesse violenze e dalla stessa forma di terrorismo che combattiamo qui in Europa. Abbiamo con i rifugiati molto più in comune di quanto sono disposti ad ammettere quelli che vogliono chiudere le frontiere. I terroristi invece quelle differenze e diversità le vogliono eliminare, hanno quindi molto più in comune con chi vorrebbe società etnicamente e religiosamente omogenee. Perché per i politici italiani il “problema” è che quei rifugiati sono musulmani. E quindi la questione è l’islamofobia, non l’accoglienza.