Economia

La corsa al salvataggio della Banca Popolare di Bari

vincenzo de bustis banca popolare di bari

La corsa al salvataggio della Banca Popolare di Bari è iniziata ieri – secondo quanto filtra dal Tesoro – con la richiesta di intervento al Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), già impegnato nel soccorso a Carige. Giovedì il piano è stato al centro di una riunione al ministero dell’Economia con uomini della banca, del Fitd, del Mediocredito centrale (Mcc) – l’istituto controllato dal Tesoro tramite Invitalia – e della Banca d’Italia. Spiega oggi Il Fatto Quotidiano:

L’ACCELERAZIONE si è resa necessaria dopo il fallimento della strategia pensata dal Tesoro. La popolare di Bari doveva essere la prima beneficiaria della norma (art. 44) contenuta nel decreto Crescita di aprile scorso. Prevedeva la possibilità per le imprese del Sud che si fondono tra loro di trasformare le imposte differite (Dta) in crediti di imposta, fino a un massimo di 500 milioni. Per le banche è una manna, perché i crediti valgono ai fini del patrimonio di vigilanza.

Per evitare lo stop europeo per aiuti di Stato la norma prevede il pagamento di un canone all’erario. Problema: senza l’ok di Bruxelles non poteva diventare operativa, e il via libera non è mai arrivato. Fonti vicine alla popolare raccontato che il Tesoro non l’avrebbe mai notificata aBruxelles, temendo di vedersela bocciare. Uno stallo durato sette mesi, in cui via XX Settembre ha persino pensato di utilizzare una procedura particolare, prevista da un regolamento Ue del 2014 (la cosiddetta “Gber”), che permette di derogare all’obbligo di notifica a Bruxelles. Peccato però che non sia applicabile al comparto bancario. Nessuna banca si è fatta avanti per il matrimonio ed è scattata l’accelerazione.

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Banca Popolare di Bari, i conti (La Repubblica, 6 gennaio 2019)

L’articolo firmato da Carlo Di Foggia spiega però che il tempo attualmente stringe:

Il 18 dicembre il Cda di Pop Bari approverà la ricapitalizzazione e la trasformazione in Spa (prevista dalla riforma Renzi del 2015). Il tutto si dovrebbe chiudere con l’ok dell’assemblea degli azionisti l’11 maggio prossimo. Nel piano sono previsti anche “meccanismi di ristoro per i soci”. Vasto programma da chiudere in pochi mesi, dopo i 7 persi al solito dal Tesoro nel dialogo con Bruxelles.

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