Politica

ISIS: da dove è partito l'ordine di attaccare le chiese

Dar Al Islam è la rivista — in lingua francese — del sedicente Stato Islamico. Letteralmente significa «Casa dell’Islam». Nel numero con in copertina la Torre Eiffel, simbolo di Parigi (nella foto piccola più in alto), il periodico estremista invita i jihadisti a colpire tutti quelli che vengono definiti «soft target», come i luoghi pubblici all’aperto, così come musei, sinagoghe, chiese (immagine sopra). Nell’elenco non vengono «risparmiate» nemmeno le sedi ufficiali dei partiti politici locali. All’interno di ogni edizione la rivista prova anche a suggerire come raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo. Spiega oggi Guido Olimpio sul Corriere della Sera:

Ha invitato i seguaci in Occidente a colpire i cristiani con «l’obiettivo di piantare la paura nei loro cuori» e indicato i bersagli: tra questi le chiese e i luoghi di culto. Poi c’era un’annotazione indirizzata ai lupi solitari: «Non importa l’arma che usate, sia anche un coltello da cucina o un altro oggetto tagliente». In seguito uno dei kamikaze del 13 novembre, Bilal Hadfi, aveva esortato a fare lo stesso nel suo testamento. Qualcuno ha letto con attenzione, poi ha eseguito, trucidando il povero parroco della chiesa di Saint-Etienne-duRouvray, vicino a Rouen

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Gli attacchi dei terroristi nell’estate 2016(Corriere della Sera, 27 luglio 2016)

Lo Stato Islamico ricorre a tre piattaforme per comunicare a livello locale, regionale e globale. Se al livello più esteso (globale) si serve di una rete di profili sui social network e di gruppi sulle app per comunicare come Telegram, sul piano regionale l’Isis si rivolge ai sunniti e ai Paesi a maggioranza islamica soprattutto attraverso i filmati. A livello locale da un lato si fa propaganda, dall’altro le comunicazioni tra i vertici usano canali criptati e messaggi diretti. E quindi:

L’atto barbaro arriva alla fine di un lungo processo, con quattro fasi. Il progetto, l’organizzazione, l’influenza e la propaganda. In cima alla piramide c’è l’idea jihadista, lanciata dal Califfato e dagli ordini impartiti dal comandante operativo nonché portavoce, Mohammed al Adnani. Una doppia strategia. Oggi sulla difensiva nei territori mediorientali a causa dell’ampia pressione militare della coalizione, all’offensiva all’estero grazie all’estrema adattabilità dei suoi membri. In grado di agire singolarmente o in squadra, a seconda della disponibi lità di uomini e risorse.