Politica

Internazionale nazionalista: lo squadrone sovranista non ha i numeri

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Il «Fronte delle Libertà» non ha i numeri per far saltare l’Europa. Un’analisi ancora riservata di «Politico.com» citata oggi da La Stampa rivela che, messe insieme tutte le forze populiste, in maggio le truppe contro l’Ue possono arrivare al massimo a 210 seggi sui 751 dell’Europarlamento. Visto però che si tratta di realtà diverse in tre gruppi differenti, e non per forza di cose dialoganti, la stima realista scende a 175 seggi, a 200 scranni dalla maggioranza. Sarebbe la seconda compagine dell’emiciclo dopo i popolari, ma solo se fosse unita. Cosa su cui, adesso, nessuno scommette. E così il raggruppamento politico formato sull’ossimoro dell’internazionalismo nazionale costruisce un’alleanza che ha scarse possibilità di arrivare alla maggioranza del Parlamento Europeo nonostante i boom già programmati in Italia, dove i parlamentari di Lega e M5S sostituiranno quelli del Partito Democratico, reduci del 41% alle Europee del 2014 che ormai sembra un risultato preistorico.

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La Galassia sovranista in Europa (La Stampa, 9 ottobre 2018)

Poi c’è la questione della convenienza, quella che guida la costruzione di alleanze da quando è nata la politica. E anche qui per l’Internazionale Nazionalista il piatto piange, spiega Marco Zatterin:

Salvini vuole la «Lega delle Leghe». Con chi? Ci possono stare gli austriaci del Partito delle Libertà di Heinz Christian Strache, oggi al governo con il popolare Kurz, sodale possibile che sogna il pareggio di bilancio; i belgi del Vlaams Belang, deboli; gli estremisti in espansione di AfD, l’alternativa per la Germania, sovranisti, euroscettici, anti-Lgtb e antiaborto. La speranza è di trovare un collante con i nazionalisti dei Baltici, gli svedesi, e portare a casa qualche socio del circolo di Visegrad. Pie illusioni, paiono. Viktor Orban, il miglior amico di Salvini, non risulta avere intenzione di lasciare il Partito popolare europeo dove può puntare i piedi e fare il pieno. Fuori dal circolo Ppe finirebbe per contare meno quando verrà il giorno di spartirsi le poltrone.

Fra dodici mesi gli assetti nel Consiglio europeo, dove siedono i capi di Stato e di governo, saranno con ogni probabilità immutati, ancora con Francia e Germania a tirare la volata. Facile che i polacchi, come il quartetto di Visegrad, scelgano di restare nel gruppone «tradizionale» puntando sulla convenienza, in fondo politici sono.

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