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L’infermiera di Belluno che raccontava ai pazienti la bufala dei “feti nel vaccino”

La donna, che lavora in uno degli ospedali della cittadina Veneta, è stata sospesa sabato per non aver aderito alla campagna di immunizzazione

Infermiera no vax Belluno

Se a raccontare e condividere bufale – già ripetutamente smentite – sono persone qualunque che leggono e apprendono come spugne (senza la minima analisi critica) quel che leggono sui social o nelle chat, le note sono stonate ma il ritmo è controllabile. Se a raccontare queste fake news è una persone che lavora in un ospedale, con un ruolo fondamentale in ambito di salute pubblica, la musica cambia. È il caso dell’infermiera no vax di Belluno, già sospesa sabato scorso per non aver aderito alla campagna di immunizzazione (obbligatoria per il personale sanitario).

Infermiera no vax Belluno raccontava la bufala dei feti nei vaccini Covid

A raccontare questa vicenda è il Gazzettino. La donna, di cui non viene fornito il nome e l’ospedale nel quale lavorava per ovvi motivi di privacy, era stata già raggiunta da un provvedimento di sospensione – in linea con le linee guida della normativa vigente – per essersi rifiutata di ricevere il vaccino. La sua posizione, dunque, era stata già attentamente valutata dall’Ordine delle professioni infermieristiche, con tanto di decisione ufficiale presa dalla Ulls Dolomiti. Ma questo è solo l’inizio.

Come riporta il quotidiano veneto, infatti, alcuni pazienti hanno racconto che l’infermiera no vax Belluno sconsigliasse l’immunizzazione citando una delle bufale più in voga sui social (nata qualche anno fa e tornata in auge parlando dell’immunizzazione anti-Covid): “Attenzione, i vaccini contengono cellule di feti abortiti. Non fatelo”. Parole prive di senso, soprattutto se uscite dalla bocca di una persona che dovrebbe avere a cuore la salute pubblica dei cittadini.

Per questo motivo, oltre alla sospensione da parte della Ulss Dolomiti, ora la donna rischia un ulteriore procedimento da parte dell’Ordine delle professioni infermieristiche (OPI) a cui è iscritta per poter lavorare in quell’ambito. Già nel recente passato, infatti, l’infermiera aveva intimato al presidente dell’OPI di non inviare il suo nominativo nella lista dei non vaccinati richiesta dalla Regione (in base a un decreto legge dello Stato). Adesso per lei, oltre alla sospensione già avvenuto, i guai rischiano di moltiplicarsi.

(Foto IPP/Saverio Scattarelli)