Economia

ILVA, come ArcelorMittal sta lasciando 200 milioni di debiti a Taranto

I crediti delle aziende dell’indotto “gravano tutti sulle spalle di seimila persone: imprenditori, lavoratori e famiglie”, fa sapere Confindustria Taranto, che poi lancia l’allarme: “Non siamo nelle condizioni di garantire il pagamento degli stipendi dei nostri dipendenti”.

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Si sono riuniti in presidio al Mise un centinaio di imprenditori, assessori e sindaci della provincia di Taranto preoccupati per il futuro dell’indotto dello stabilimento ex Ilva ora Arcelor Mittal. Al ministero intanto si sta svolgendo un incontro tra il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, i rappresentanti di Confindustria Taranto e quelli degli enti locali.

ILVA, come ArcelorMittal sta lasciando 200 milioni di debiti a Taranto

“Consegniamo al ministro un documento che prevede una serie di punti tutti strettamente connessi al rientro dall’attuale esposizione di Arcelor Mittal nei confronti dell’indotto”, ha detto il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, prima di entrare al Mise. Si tratta di un impegno “di oltre 200 milioni di euro (150 milioni dal 2015 e 50 dell’ultimo anno ndr) se dovessero tardare ad arrivare potrebbero una condizione sociale gravissima – con mancato pagamento degli stipendi – testimoniata anche dai sindaci presenti”, ha continuato Marinaro secondo il quale Mittal “deve restare” e “chiediamo al ministro impegno forte e soluzioni celeri per le aziende che vedono assente una parte importante del contesto economico, come le banche”.

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Dove va l’acciaio di ILVA (Corriere della Sera, 14 novembre 2019)

I crediti delle aziende dell’indotto “gravano tutti sulle spalle di seimila persone: imprenditori, lavoratori e famiglie”, aggiunge Marinaro, che poi lancia l’allarme: “Non siamo nelle condizioni di garantire il pagamento degli stipendi dei nostri dipendenti”. Intanto un programma di chiusure scadenzate del siderurgico di Taranto è stato presentato oggi ai sindacati metalmeccanici da ArcelorMittal. Lo si apprende da fonti sindacali. Prevede che che l’altoforno 2 sia fermato il 13 dicembre, l’altoforno 4 a fine dicembre e l’altoforno 1 a metà gennaio. Ci sara’ anche la fermata delle cokerie e delle centrali elettriche. Fermata totale dell’impianto di Taranto a gennaio prossimo. L’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, su richiesta dei sindacati sulle preoccupazioni dell’indotto “ha chiarito che l’azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal contratto di appalto”.

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