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Il post di Selvaggia Lucarelli su Giorgia Meloni e la rivolta dei fan: “È body-shaming”

Un post sul trucco della leader di Fratelli d’Italia scatena gli attacchi dei follower alla giornalista del “Fatto”, accusata di body-shaming, bullismo e doppiopesismo

selvaggia lucarelli denuncia stalking Ravenna - 3

 

“La Meloni ha rispolverato la trousse Deborah dell’85.” E’ il post che Selvaggia Lucarelli ha dedicato a Giorgi Meloni su Facebook, con tanto di primissimo piano sugli occhi glitterati della leader di Fratelli d’Italia durante l’intervista a “Quarta Repubblica”, su Rete 4. Una frecciatina che ha raccolto quasi 60.000 like, tra cui parecchie risatine divertite, ma anche quasi 13.000 commenti, di cui una larga parte sorpresi, perplessi o apertamente critici per quella che è stata definita una “caduta di stile” da parte della giornalista del “Fatto” e “Tpi”

Sono centinaia i commenti negativi da parte dei follower di Lucarelli, in larghissima parte donne, che denunciano un atto di bodyshaming; c’è chi si spinge anche a definirlo bullismo, sottolineando il doppiopesismo e la disparità di trattamento tra le donne di sinistra e quelle di destra.

“Questa ministra si può criticare per tantissime cose serie e importanti davvero per gli italiani” scrive Patrizia Pascali. “Sul trucco dobbiamo focalizzarci? Onestamente non risco a misurare la vastità del “che me ne frega” rispetto a come si trucca.”

“Che succede, ti hanno hackerato il profilo?” si chiede Rosalba Riccioni.

C’è chi mette in luce anche l’ipocrisia di chi si è sempre battuta contro il bodyshaming e il cyberbullismo:

“Cara Selvaggia, mi spiace che proprio tu, che ti sei sempre battuta contro ‘il bullismo virtuale’ abbia pubblicato un post come questo. Quando lo fanno gli altri è body shaming e quando lo fai tu é ironia? Mi spiace, non è così che funziona…” commenta Chiara Ruggiero.

“Ma come funziona? l’ironia sull’estetica si può fare solo sulle donne di destra, sennò è sessismo…” dice ancora Mario Migliaro.

Non si fa attendere la replica di Selvaggia Lucarelli, che in un commento replica alle critiche:

“Volevo dire che parlare di bodyshaming per una battuta su un ombretto è da bodysceme/i incurabili. Studiate, leggete, informatevi e non dimenticate di sorridere, perché fare i finti indignati per le cazzate è quasi peggio del glitter sulle palpebre.”

La giornalista si rifugia, insomma, nella difesa più classica e abusata: “Era ironia, se non la capite non è un problema mio”. Uno schema che ricorda troppo da vicino le decine di sovranisti che in questi anni sono stati costretti a giustificare uscite a sfondo sessista e omofobo, attacchi violenti alle donne e al loro aspetto fisico o anche solo semplici battute riuscite male che la stessa Lucarelli ha giustamente stigmatizzato. Chiariamo: se di body-shaming si tratta, il post di Selvaggia Lucarelli lo è in una forma lieve e non grave, ma non esiste o non dovrebbe esistere un body-shaming accettabile. Il body-shaming è o non è. E, soprattutto, lo è sempre, anche quando toccano e riguardano un personaggio sgradito al tuo pubblico, come nel caso di Giorgia Meloni. Immaginate solo cosa sarebbe successo se lo stesso post fosse stato scritto a parti invertite. Quali e quante (legittime) reazioni indignate avrebbe provocato? Senzaa contare, se passi gli anni a costruirti letteralmente una fama come blastatrice del disagio e censora dei costumi, attirando follower che condividono con te una certa idea di mondo e di netiquette, non puoi stupirti se, al primo scivolone (più o meno grave) da giudice finisci per diventare imputata. Sono le regole del gioco. E il primo a conoscerle dovrebbe essere proprio l’arbitro.