Fact checking

Il diavolo veste Consulta

Trentuno scrutini andati a vuoto. E segnali chiari e forti. Poi, la luce. Ieri sono stati eletti i tre giudici della Corte Costituzionale che rendevano l’istituzione monca da anni:  il giurista bolognese Augusto Barbera, 77 anni (581 voti); il professore Franco Modugno de «La Sapienza», 77 anni, proposto nella rosa del M5S e sul cui nome è arrivato il nulla osta dei dem (è il più votato, 609 preferenze); e infine il giuslavorista Giulio Prosperetti di Tor Vergata, 69 anni, suggerito da Scelta civica con il placet di Per l’Italia e Ap (585 voti).

consulta
I tre giudici della Corte Costituzionale eletti ieri dal Parlamento in seduta comune (Corriere della Sera, 17 dicembre 2015)

Il diavolo veste Consulta

Il Corriere della Sera ci spiega che «la strambata di Renzi — che ha abbandonato FI, avendo però il buon gusto di far telefonare a Sisto, fatto fuori dopo mesi passati in trincea: «Non è un fatto personale…» — ha colto di sorpresa chi, invece, si aspettava uno scontro tra Pd e M5S alla vigilia della mozione di sfiducia contro il ministro Boschi. Così, ieri, Palazzo Chigi — pressato in modo discreto ma continuo dal Quirinale e dai presidenti Grasso e Boldrini — ha dato il via libera ai capigruppo dem, Rosato e Zanda, per tirare fuori dal cassetto l’accordo con il M5S».

Alla terna, poi, sono arrivati i voti dei verdiniani mentre Lega e FI hanno disertato. «L’assist a Renzi» (la definizione è di Sisto che ha aggiunto: «A me sono mancati i voti dei centristi…») l’ha lanciato il capogruppo di FI Renato Brunetta che ha battibeccato in aula con il premier durante le comunicazioni sul Consiglio Ue. E ha fatto da detonatore. E che il botto politico è stato forte lo dimostrano le parole di Silvio Berlusconi: «È molto grave che la Corte non abbia neppure un giudice che appartenga al centrodestra». Ma c’è anche il commento di Pier Luigi Bersani che con il M5S provò a metter su un governo: «Si ripristina l’elementare logica costituzionale che stabilisce che le istituzioni devono avere la cura di tutti».

Fino all’altroieri però il Partito Democratico spiegava che mai e poi mai si sarebbe fatto l’accordo con il MoVimento 5 Stelle espressamente vietato da Renzi, anche a causa delle polemiche e degli insulti che il premier lamentava di ricevere dai grillini. In effetti, più o meno della stessa risma di quelli che gli ha rivolto Brunetta ieri. Perché Renzi abbia improvvisamente preferito gli “insulti” dei grillini a quelli dei Cinquestelle è un bel mistero.
barbera movimento 5 stelle

Barbera? È il diavolo. Quindi lo votiamo

Da parte sua il vice presidente della Camera Luigi Di Maio, il grillino dal volto istituzionale, non sta nella pelle quando annuncia che il suo gruppo (precedendo quello del Senato) ha detto sì alla nuova terna proposta per la Consulta: «Non abbiamo mica trattato con il Pd ma solo preso atto che nella terna il nome di Sisto, di Forza Italia, non c’era più…», ha detto ieri al Corriere. Chissà se questo Di Maio è per lo meno parente di quel Di Maio che il 4 dicembre diceva invece così:

consulta 1
Askanews, 4 dicembre 2015

E spiegavano:

Oggi i 5 Stelle dovranno confrontarsi nuovamente per decidere, ma fonti autorevoli spiegano che il passaggio in Rete sul voto di Barbera non ci sarà. «Tempi strettissimi – viene illustrato – per un nome che è stato invischiato su un’inchiesta della Procura di Bari su presunte pressioni per un concorso universitario». Sia chiaro, Barbera per quella vicenda non è mai stato indagato «ma noi – spiega un 5 Stelle in prima linea – su questa faccenda presentammo un’interpellanza urgente, quando l’allora premier Enrico Letta inserì il nome di Barbera tra i 35 saggi nominati per costituire la Commissione per le riforme». Da qui l’equazione: «Per noi è un controsenso sottoporre un nome come il suo agli attivisti». Nonché la convinzione che il Pd «l’abbia fatto apposta, vogliono tagliarci fuori».

Il risultato? Oggi, per fortuna, sono stati eletti tre giudici della Corte, a cui bisogna fare gli auguri di buon lavoro. Tenendo conto del fatto che sicuramente la Consulta sarà più seria dei politici che l’hanno votata. D’altro canto, non ci vuole molto.