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Il contrattacco di Fedez al Codacons e la risposta di Scena Unita

Il rapper dice basta dopo l’ennesimo esposto presentato dall’associazione dei consumatori, anche sulla raccolta fondi organizzata con “Scena Unita” in favore dei lavoratori della musica e dello spettacolo

fedez Codacons

La “neverending story” Fedez Codacons aggiunge un nuovo capitolo a un romanzo che, al netto delle ironie del caso, è diventato stantio e noioso. Il rapper di Rozzano ha ricevuto nella giornata di ieri una raccomandata (l’ennesima) direttamente dallo studio legale dell’associazione dei consumatori. Di cosa si trattava? Di un esposto penale presentato contro di lui per la raccolta fondi organizzata insieme a “Scena Unita” in favore dei lavoratori del mondo della musica e dello spettacolo che non hanno potuto svolgere la propria professione durante i mesi di chiusura a causa della pandemia. E ora il rapper dice basta.

Fedez Codacons, il rapper dice “basta” dopo l’ultimo esposto

Dopo lo sfogo iniziale pubblicato ieri mattina sul suo canale Instagram, Fedez è voluto tornare su questa vicenda utilizzando toni più pacati (anche perché il Codacons ha annunciato una nuova querela per diffamazione proprio dopo le sue ultime IG Storie): “Sono rammaricato  perché da mesi sto lavorando a nuovi progetti di charity con tanto entusiasmo, non vedevo l’ora di potervi raccontare. E invece ora penso solo alle rotture di palle a cui andrò incontro. La cosa che mi fa incazzare è che tutto questo avvenga per ostacolare dei progetti solidali. Tanto assurdo quanto paradossale”. Poi conclude, ironicamente (ma neanche troppo): “L’unica strada che ho è quella di citare il Codacons per stalking giudiziario”.

A stretto giro di posta è arrivata anche la posizione ufficiale dell’Associazione “Scena Unita” che ha condotto quella campagna di raccolta fondi in favore dei lavoratori del mondo della musica e dello spettacolo rimasti fermi a causa del lockdown e delle restrizioni provocate dall’emergenza sanitaria. Nel comunicato pubblicato sul sito della Fondazione Cesvi vengono spiegati, in trasparenza, i punti cardine di quella campagna e, in particolare, si risponde a quel “paragone” ardito fatto dal Codacons tra la loro iniziativa il il caso di Malika Chalhy.

Cesvi ribadisce con fermezza la propria estraneità alla vicenda della raccolta Fondi di Malika Chalhy e come Fondazione costituita e registrata secondo il diritto Italiano, trova inappropriato l’indebito paragone di SCENA UNITA con l’iniziativa portata avanti privatamente da individui a favore della signora Chalhy. Non capire la differenza tra le due iniziative vuol dire non riconoscere, lo “spirito di solidarietà” che guida e alimenta operazioni del calibro di SCENA UNITA, gettando discredito a un settore, che da anni affianca il pubblico, nella riposta di emergenze sociali.

Basterà per mettere un freno a questa reiterata situazione che vive tra il kafkiano e il fantozziano? Probabilmente no.