Economia

Ignazio Visco e l'assegno falso per la Banca di Spoleto

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L’indagine nei confronti del governatore di Bankitalia Ignazio Visco non sembra promettere clamorose svolte. Due notizie in particolare sembrano far propendere per una storia che si sgonfierà progressivamente. La procura di Spoleto guidata da Alessandro Cannevale ha sentito ieri i ldovere di precisare che per quanto riguarda la corruzione, l’abuso d’ufficio e il falso contestati a Visco si tratta di «ipotesi investigativa proposta da privati tutta da verificare e valutare». Peraltro, dalla carte ufficiali che oggi pubblica il Messaggero si vede chiaramente che si tratta di una «patacca» che non avrebbe mai salvato la Spoleto, commissariata l’8 febbraio 2013 da Bankitalia, assieme alla controllante Spoleto Credito e Servizi, in base all’ispezione chiusa dalla Vigilanza il 6 dicembre 2012, nel cui rapporto è chiaramente esplicitata la «valutazione sfavorevole» degli ispettori sulla banca.

I vecchi soci lamentano che i commissari e Bankitalia hanno scartato l’offerta della Nit Holdings Ltd, una società di Hong Kong che operava tramite Nit Holdings Italia srl rappresentata da Roberto Varano di Camerino, ritenuta più alta di quella vincente del Banco Desio e della Brianza che, ai primi di agosto 2014, ha versato 139,75 milioni in aumento di capitale rilevando il 72% dell’istituto, salito all’82% a marzo 2015 dietro conferimento di 32 filiali della Desio nel Lazio e in Toscana.
C’è da rimarcare che l’offerta esotica è stata giustamente messa da parte con tanto di esposto alla Procura in tempi non sospetti e di «segnalazione di iniziative pericolose» perché fondata su un’ostentata disponibilità di risorse liquide non veritiere e su un assegno risultato falso.

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Rosario Dimito sul quotidiano romano dettaglia meglio la vicenda:

I commissari hanno gestito la Spoleto e il 17 ottobre 2013 hanno iniziato la selezione del nuovo socio con l’ausilio di Lazard, per far fronte all’aumento di capitale di almeno 100 milioni indicato dalla Vigilanza. Il 20 ottobre Alessandro Cardarelli, direttore generale della Scs, consegna ai commissari una proposta di acquisizione che fa riferimento «ad un importo di 200 milioni» da parte «di un investitore finanziario già operante in Umbria». A questa proposta è «allegata copia di un assegno di 300 milioni di dollari rilasciato da Hsbc».
Il giorno dopo i commissari interpellano la consociata italiana del gruppo finanziario inglese sulla «validità del titolo». La risposta a stretto giro è che «l’assegno è un falso». Non bastasse, il 13 giugno 2014, cioè dopo l’accordo siglato ad aprile con Banca Desio, i commissari denunciano la ricezione a mano di «una busta priva di mittente e di intestazione» con una lettera della Nit Holdings Ltd nella quale la società si dichiara pronta a investire 239,7 milioni, di cui 100 per acquistare da Scs il 51,2% della banca e 139,7 milioni per sottoscrivere l’aumento della Bps, sul presupposto di bloccare l’operazione Desio.
L’offerente fa riferimento alla disponibilità di somme depositate presso Unicredit Mosca. Qualche giorno dopo, però, Alessandro Decio,ex cro di Unicredit, scrive: «Non abbiamo Nit Holdings come cliente, tanto meno per depositi presso Unicredit Russia fino a 20 miliardi».

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