La macchina del funky

Ignazio Marino non parteciperà alle Primarie a Roma

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Dopo il lancio della petizione a sostegno del DDL Cirinnà, Ignazio Marino batte un secondo colpo e annuncia che non parteciperà alle primarie del Partito Democratico per il sindaco di Roma, come gli aveva esplicitamente chiesto Roberto Giachetti, candidato ufficiale del PD. Spiega Marino:

Il Presidente del Consiglio non si rende conto che con la sua interferenza sull’Amministrazione cittadina, interferenza che in altri casi egli stesso ha definito inaccettabile perché “il sindaco lo eleggono i cittadini”, ha reso le primarie, almeno a Roma, un rottame inutilizzabile. Convocando gli assessori della Giunta nella sede del Partito Democratico per imporgli di dimettersi e costringendo tutti i consiglieri comunali del Partito Democratico ad allearsi con la destra e a rimettere in blocco il mandato da un notaio, con il solo scopo di provocare la caduta del sindaco, Renzi e chi lo rappresenta a Roma hanno violato l’etica di una sana politica e il rapporto di fiducia fra il Pd e i suoi sostenitori, che il 7 aprile 2013 affidarono a me l’onore di candidarmi alle elezioni che poi vinsi con il 64% dei voti.
Rotto quel patto, le primarie non hanno più alcun valore, perché il loro esito può essere capo volto per ordine del vertice del partito. Dirò di più: il Pd a Roma non dovrebbe nemmeno partecipare con il proprio simbolo alle elezioni amministrative del 2016. Troppo lacerante è stata l’eliminazione del sindaco scelto dagli elettori, troppo contraddittori i comportamenti e le dichiarazioni dei vertici del Pd, troppo pretestuose e in malafede le giustificazioni. Troppo evidente l’inganno perpetrato ai danni delle cittadine e dei cittadini di Roma, troppo lampanti i benefici delle lobby e dei potentati. Eliminando il sindaco, i consiglieri del Pd hanno eseguito un ordine del capo, e forse qualcuno ne beneficerà personalmente, ma hanno destinato il Pd alla dannazione politica. Almeno a Roma, almeno per questa tornata elettorale, oggi il Pd è ormai diventato il problema e non la soluzione.

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Dopo l’attacco a Renzi arriva poi l’annuncio:

Con la sua sciagurata gestione, la credibilità del Pd romano ha subito e inferto un grave danno: la pretesa di giocare un ruolo da protagonista in questa fase non è oggettivamente credibile. Ma il partito ha ancora margini per dare un contributo, se avrà il coraggio e l’onestà di ammettere il grave abuso commesso e di compiere un gesto di serietà, umiltà e di lungimiranza. Solo così potrà aiutare le forze civiche di Roma a trovare la motivazione necessaria per dire no all’avanzata del Movimento 5 Stelle che si propone come raccoglitore del malcontento e della protesta, ma che appare privo, almeno per ora, di un candidato. Per concludere, caro Direttore, molti in queste settimane mi hanno chiesto cosa farò io. Posso solo dire cosa non farò, e cioè: non parteciperò alle primarie del Partito Democratico.

La risposta è chiara e lascia aperto uno spiraglio. Marino dice che non si candiderà alle primarie, ma non esclude esplicitamente, per ora, una sua candidatura al di fuori del Partito Democratico. E’ evidente che l’ex primo cittadino non ha ancora deciso cosa fare. Ma l’opzione, proprio perché lui non l’ha esclusa esplicitamente, rimane sul tavolo. E darebbe fastidio a Giachetti e al PD.