Cultura e scienze

Stamina, come le Iene si lavano la coscienza per la morte di Sofia

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Sabato 30 dicembre è morta Sofia, a darne l’annuncio i genitori in un post su Facebook. Sofia era una bambina affetta da leucodistrofia metacromatica, una grave e rara malattia, i cui genitori caddero nelle mani di Davide Vannoni il sedicente inventore della “cura Stamina“. Si trattava, come molti ricorderanno, di una terapia definita “sperimentale” a base di “staminali” che secondo Vannoni era in grado di curare molte gravi malattie. La vicenda di Stamina e di Vannoni è finita nel peggiore dei modi. Stamina non cura nulla, e nonostante questo il “protocollo Stamina” è stato somministrato un centinaio di volte a pazienti che erano accorsi agli Spedali Civili di Brescia.

Come le Iene hanno alimentato false speranze su Stamina

Sarebbe ingiusto biasimare ed accusare tutti coloro, pazienti e genitori di piccoli pazienti, che hanno creduto alla truffa organizzata da Vannoni. Quando una persona sta male, ed è ammalata di un male ritenuto incurabile è perfettamente comprensibile che si provi qualsiasi strada possibile che garantisca una speranza di guarigione. È invece inaccettabile che strutture sanitarie pubbliche, politici, giudici e giornalisti si prestino a fare da cassa di risonanza a pratiche e terapie che non hanno alcunché di medico o di scientifico. In un’intervista al Corriere della Sera i genitori di Sofia hanno definito Vannoni “un millantatore” perché prometteva una guarigione impossibile ma sostengono che «però da quelle infusioni avrebbe continuato ad avere benefici, come noi stessi abbiamo constatato e come del resto in tutto il mondo la scienza ha stabilito». Eppure bisogna ricordare che Stamina non è mai stata una terapia, né una cura, né un metodo. I genitori però chiedono anche che il caso di Sofia venga separato dalla vicenda Stamina perché “si è fatto confusione con il metodo Stamina e le infusioni di staminali”.
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Se molte persone hanno creduto che le infusioni di cellule staminali ideate da Vannoni potessero avere un qualche beneficio è stato grazie e soprattutto al clamore suscitato dai servizi mandati in onda dalle Iene. La iena Giulio Golia ha infatti girato sette servizi “d’inchiesta” nei quali raccontava dei “miglioramenti” riscontrati da alcuni pazienti di Vannoni. Pur sapendo che “Stamina” non aveva alcun fondamento medico-scientifico in quel periodo Golia su Facebook condivideva acriticamente gli appelli di Vannoni al ministro Balduzzi e anche gli status su Facebook dove venivano “certificati” i miglioramenti.
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Quando le cose si misero male Golia disse che lui e le Iene non dovevano vergognarsi di nulla, che non avevano mai fatto, nei sette servizi in cui venivano “certificati” i miglioramenti dei pazienti che seguivano la “cura Stamina”, propaganda a favore del metodo inventato da Vannoni e sconfessato da tutta la comunità scientifica. Successivamente Vannoni sarebbe stato condannato per truffa e associazione per delinquere. Sofia sarebbe morta lo stesso? Sì, ma probabilmente senza le Iene Vannoni avrebbe avuto molto meno successo.
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Successivamente l’autore delle Iene Davide Parenti in una lettera pubblicata sulla Stampa spiegava che l’unica colpa del programma era quella di essersi affezionate troppo alle vicende familiari dei piccoli malati. Parenti si è giustificato dicendo che le Iene hanno iniziato ad occuparsi di Stamina nel 2013 e che Vannoni operava già da diversi anni. Peccato però che nel 2012 c’era già una risposta su Stamina e i risultati delle analisi erano chiarissimi. Le Iene decisero di non tenerne conto.

I “complimenti” di Roberto Burioni alle Iene

Ora le Iene stanno tentando di abbracciare una visione del mondo più “scientista”. Ma non mancano gli scivoloni sensazionalistici, l’ultimo è quello di Nadia Tofffa che sostiene che sotto il Gran Sasso sia in atto un esperimento segreto che potrebbe essere pericoloso quando la centrale di Fukushima, visto che viene utilizzato lo stesso tipo di materiale radioattivo. Il fatto è che le Iene sono una trasmissione di intrattenimento e non di approfondimento scientifico. Fa però strano leggere, dopo anni e dopo certe prese di distanza, la vicinanza delle Iene a Sofia, la bambina che proprio grazie alle Iene è diventata il simbolo della battaglia “per Stamina”.
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Se ne sono accorti in molti, che hanno lasciato sulla pagina Facebook delle Iene un commento per ricordare la maniera acritica con cui all’epoca raccontarono i miglioramenti dei pazienti “curati” da Vannoni. E se ne è accorto Roberto Burioni che sarcasticamente ha condiviso il post delle Iene per fare i complimenti al programma Mediaset “per aver tanto amato i bambini gravemente malati e i loro genitori”. Burioni non critica assolutamente la scelta della famiglia, anzi, nei commenti ad un post di ieri faceva capire di comprendere – da padre – la situazione nella quale si sono trovati. È innegabile però che le Iene abbiamo dato un importante contributo – al pari di alcuni parlamentari – nel far credere che Stamina fosse “la soluzione” per malati come Sofia. Così non era. La ricerca sulle staminali è una cosa seria, e magari in futuro potrà dare buoni frutti. Però le Iene avrebbero dovuto accorgersi di un “piccolo” dettaglio: Vannoni non era un medico né uno scienziato. Ed è curioso che oggi le Iene vadano a caccia di tutti quei guru che – a volte non essendo medici – promettono cure miracolose mentre qualche anno fa erano molto meno propense a esaminare il curriculum e le pubblicazioni di Vannoni.