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“I dati non li ho, però…”, il leghista Borghi e il terrorismo inutile sulla “debolezza immunitaria” di Sagan

Il deputato del Carroccio parla del ciclista Peter Sagan che si è ritirato durante seconda tappa del Circuito de la Sarthe. E, senza dati, “suppone” possa essere colpa del vaccino

Claudio Borghi

La scienza si basa su numeri e dati, studiati e analizzati per fornire risposte accurate e il più vicine possibile alla realtà. La politica, invece, è fatta di propaganda e di “ideali” da inseguire a costo di non dare all’elettore una versione corretta della verità, utilizzando crismi della supposizione per assurgere tesi che vanno a solleticare le pance di una parte del pubblico votante. Le narrazioni terroristiche sul vaccino proseguono ancora oggi con il deputato della Lega Claudio Borghi che, sul suo attivissimo profilo Twitter, riesce a citare il caso del ciclista Peter Sagan correlando il suo stato di salute al vaccino. Lo fa giocando al “gatto col topo”, con i cliché del “i dati non li ho, però…”.

Claudio Borghi e i dati (che non ha) per fare supposizioni sul vaccino

Il leghista ha pubblicato un articolo de Il Giornale in cui si parla dell’ultimo ritiro del ciclista slovacco Peter Sagan. Il 32enne, tre volte campione del mondo su strada, è stato costretto a dare forfait durante la seconda tappa del Circuito de la Sarthe. Problemi fisici che gli hanno impedito di partecipare al Giro delle Fiandre e che, probabilmente, lo costringeranno alla non partecipazione alla “Regina delle Classiche” – la  Roubaix – in programma domenica prossima. Il ciclista ha spiegato di sentirsi sempre “stanco e spossato”, senza sapersi dare una risposta sul perché di questo stato di salute. Ma, non avendo dati e facendo supposizioni (come scritto da lui stesso), ecco arrivare puntuale la “visione” di Claudio Borghi (che già in altre occasioni è stato pizzicato in fuorigioco da Roberto Burioni).

“I dati non li ho, però supponiamo che emerga che questa debolezza del sistema immunitario sia dovuta alla vaccinazione covid. Lo sapete che verrebbe fuori il più grande processo del millennio?”.

Supponiamo, perché lui i dati non li ha. Insomma: scrivere cose per solleticare sensibili pance altrui e rinvigorire quella posizione già tenuta durante tutto l’arco della campagna vaccinale, andando alla ricerca di storie per dimostrare effetti avversi dei vaccini anti-Covid. Non-verità supposte che possono esser buone per ottenere un voto in più alle prossime elezioni o – ma i tempi sono diversi oggi, a causa dell’attenzione mediatica della guerra in Ucraina – per una bella ospitata televisiva.

Sagan e il Covid

La scienza, però, dice altro. Peter Sagan, infatti, ha contratto l’infezione da Sars-CoV-2 in due occasioni: la prima a gennaio del 2021, la seconda a gennaio del 2022. Sì, ha completato il ciclo vaccinale ma – come noto – il vaccino protegge dalle forme più gravi e istantanee della malattia – Covid -, ma non assicura al 100% l’impossibilità di contrarre il virus. E, infatti, all’inizio dell’anno la sua positività è arrivata proprio dopo aver completato il ciclo vaccinale.

Inoltre, il ciclista slovacco è stato colpito – di recente – anche da una brutta influenza. Ma cosa c’entra il vaccino? I dati, quelli attuali e consolidati, dicono che non c’entra nulla. Anzi, la causa di questo malessere di Sagan potrebbe essere proprio quella doppia infezione da Sars-Cov-2 che gli ha provocato tutti i sintomi di quello che viene chiamato “Long Covid”: si tratta degli effetti a lungo termine (tra cui troviamo stanchezza e spossatezza) per chi – non tutti – ha contratto il virus. Senza fare supposizioni, ma basandosi sui dati che la scienza ha raccolto prima di distribuire il vaccino e dopo l’inizio della campagna di immunizzazione a livello globale.

(foto IPP/Mario Romano)