Opinioni

I ain’t got time to bleed

Vincenzo Vespri|

jesse ventura I ain’t got time to bleed

In un’ epica scena del film Predator, un mercenario interpretato dall’ex wrestler Jesse Ventura (poi diventato Governatore del Minnesota) dice la frase che è talmente impegnato nel combattere da non avere tempo da perdere nel sanguinare. Penso che questa sia una frase che si addice alla vita frenetica che stiamo vivendo. In queste settimane sono sommerso da attività: alcune pienamente accademiche, altre un po’ meno. Tutte stimolanti, tutte interessanti, ma troppe…. In questi giorni devo perfino scrivere un saggio relativo alla costruzione geometrica usata da Dante per l’Inferno, il Purgatorio e l’Inferno nella Divina Commedia. Assolutamente affascinante, ma un po’ al limite rispetto al mio solito lavoro di ricerca… Come naturale conseguenza degli accresciuti impegni, il mio mondo, i miei ritmi sono cambiati tantissimo nell’ultimo decennio. E guardandomi attorno ho l’impressione di non essere per nulla un caso isolato.
Il paradosso è che invece si sente dire esattamente il contrario: ossia che in Italia niente sia cambiato. In realtà se uno confronta questa Italia con quella di una decina di anni fa, si rende conto che molte cose sono profondamente mutate. Lo si capisce bene stando per un periodo all’estero e confrontando al rientro l’Italia con gli altri Paesi.

Dieci anni fa, al rientro, si percepiva una atmosfera di rilassatezza e di rassegnazione. Adesso non è più così. Tutto sta cambiando per adeguare il Paese alle sfide che la globalizzazione e l’integrazione in Europa ci stanno proponendo. L’Università è cambiata: è evidente che il Paese abbia iniziato a chiedere a noi Professori molto di più di quello che eravamo soliti fare ossia la nostra solita lezioncina e la nostra ricerca più o meno originale. Sono ormai prossimi i tempi in cui non basterà più pubblicare qualche articolo ed elemosinare citazioni per essere considerato un bravo professore.. Adesso ci viene chiesto, sempre con più insistenza, di fare qualcosa di utile. Il target non è più quello degli studenti ultra-bravi (che riescono da soli a trovare il loro futuro). L’obiettivo sono quelli medio-bravi. Trovare tirocini/tesi di laurea che li aiutino nell’inserimento nel mondo del lavoro. D’altro canto anche gli studenti sono cambiati: il loro scopo ultimo non è solo superare in qualche modo l’esame. Adesso sono determinati. Non si limitano a studiare, ma quasi tutti lavorano, fanno esperienza, spesso sono già dei “piccoli” imprenditori. Allo stesso modo il tessuto imprenditoriale è cambiato: le industrie cercano tenacemente la collaborazione con l’Università. Non sono più aziende fantozziane con megadirettori Grand Lup Mannar e Grand Farabutt e i loro impiegati sono distanti anni-luce dallo stereotipo Filiano/Fracchiano. L’altro giorno un dirigente di una bella realtà informatica è venuto a cercarmi in Università per propormi tirocini e tesi di laurea per applicare l’ICT nella piscicoltura…. Un altro mi ha chiesto di modellare la Reputational Finance proponendomi collaborazioni. Tutti segnali di una industria abissalmente diversa da quella di 10-20 anni fa.

Ovviamente ci sono aree del Paese che sono rimaste indietro: basta confrontare Roma e Milano con la seconda ormai città pienamente Europea. Ma anche Roma sta cambiando. Non accetta più passivamente le buche, i trasporti inefficienti, l’immondizia sparsa per strada. Si avverte una voglia di cambiamento: i Romani non si accontentano più del passato, non gli basta più la “Grande Bellezza” ma chiedono un cambiamento di passo. Un’altra cosa che è drasticamente cambiata è la politica. Molti miei amici di sinistra sono convinti che basti aspettare solo un po’: masticare un po’ di popcorn, godere un po’ di spettacolo gentilmente offerto dai partiti attualmente al Governo e torneranno i tempi gloriosi che vedevano i partiti politici progressisti protagonisti assoluti della scena politica italiana. Io non la penso così: non so se Lega e Movimento 5 Stelle sopravviveranno a questa nuova era politica appena iniziata, ma sicuramente come la formula pentapartitica perse senso con la caduta del muro di Berlino, così l’alternanza PDL e PDmenoL (per usare la felice formula Grillina) della seconda repubblica ha perso senso in questo nuovo mondo globalizzato e post-ideologico. Cosa ci riserverà il futuro, è troppo presto per saperlo, ma, se vogliamo competere nel mondo del domani, il ritorno al passato deve essere escluso.

Leggi sull’argomento: Di Maio e Di Battista contestati dagli operai a Ortona