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La guida turistica che esibisce il certificato nazista al posto del Green Pass | VIDEO

@Massimiliano Cassano|

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Continua imperterrito l’accostamento del Green Pass ai simboli della segregazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la piazza di Novara popolata di manifestanti vestiti come i deportati nei lager, con tanto di filo spinato, e la relativa condanna da parte della Comunità ebraica di Milano, a Montepulciano una guida turistica si è presentata all’interno di un palazzo storico esibendo l’Ahnenpass, un documento utilizzato dal regime di Hitler per assicurare che una persona fosse “ariana”.

Si tratta di una sorta di “passaporto genealogico”, che doveva certificare la “purezza” del sangue di chi lo possedeva. Al suo interno conteneva una lunga e minuziosa lista dei progenitori, e fu inizialmente utilizzato nella Germania del ’33 dopo un censimento, per conoscere chi era di completa discendenza tedesca e chi no. Al tempo, averlo o meno poteva significare vivere o morire. Oggi invece, una qualunque “no pass” lo esibisce con leggerezza e tono ironico sostenendo che “in Germania il Green Pass lo rilasciano così”, e che addirittura “Angela Merkel ha deciso che va bene questo”.

La guida turistica senza Green Pass a Montepulciano

Alla fine la donna riesce a convincere l’addetta al controllo, che la fa entrare. Il video, pubblicato su Telegram e YouTube, ha fatto il giro dei social generando indignazione in molti. Alcuni se la prendono con la dipendente della struttura, che dopo aver ostinatamente cercato il Qr Code nella lista di nomi tedeschi che le è stata sottoposta ha desistito e ha lasciato entrare lo stesso la guida sprovvista di certificato, ma la maggior parte punta il dito su quest’ultima, colpevole di alimentare un filone – quello dell’accostamento tra Green Pass e  memoria nazista – offensivo, antistorico e ormai anche stucchevole.

L’Ahnenpass in Italia nella Seconda Guerra Mondiale

Oltre che in Germania, l’Ahnenpass fu utilizzato anche in Italia durante le opzioni in Alto Adige per vagliare chi poteva trasferirsi all’interno del Terzo Reich. A Bolzano operò dal 1940, per emettere i certificati geneaologici, una apposito ufficio burocratico chiamato “Sippenkanzelei” affidato al genealogo locale Franz Sylvester Weber.