Politica

Il grande ritorno delle province zombie al voto

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Un grande ritorno: quello delle province zombie al voto. Mentre sono state abolite le elezioni a suffragio universale, sostituite da quelle di secondo livello (in cui gli eletti votano i loro rappresentanti), oggi si rinnovano 32 di questi consigli, una specie di election day che è stato anche rinviato al Sud a causa dell’emergenza neve. A fine mese si voteranno altri 12 consigli arrivando così a 71 su 76 regioni a statuto ordinario in scadenza.

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Le province al voto (Il Messaggero, 8 gennaio 2017)

Le province riesumate così tornano allegramente a gestire nonostante le tante promesse di abolizione. Un paio di giorni fa Sergio Rizzo sul Corriere della Sera aveva parlato della faccenda: “con la prospettiva di un’affermazione del Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre, avrebbero anche dovuto perdere l’identità costituzionale («La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni») che, invece, con la vittoria del No, continua ad essere scolpita nell’articolo 114 della Carta”. Luigi Di Maio sulla sua pagina Facebook aveva aggiunto un ragionamento e segnalato che «Nella riforma costituzionale avrebbero cambiato il nome da provincia ad area vasta, ma nella sostanza nulla sarebbe cambiato, mentre in Sicilia gli hanno cambiato il nome in “liberi consorzi di comuni” un modo elegante per prenderci per il culo. Ma non contenti di questo sono riusciti perfino a peggiorarle derubando i cittadini della possibilità di scegliere i propri consiglieri provinciali che sono autoproclamati dai consiglieri comunali e dai sindaci di tutti i comuni della provincia». Peccato che Di Maio non ricordi che a Roma i 5 Stelle si sono presentati alle elezioni per il rinnovo del consiglio della città metropolitana. Il sindaco metropolitano è attualmente Virginia Raggi. I consiglieri del M5S sono stati eletti proprio con quel sistema elettorale che, come diceva Di Maio, «deruba i cittadini della possibilità di scegliere i propri consiglieri provinciali che sono autoproclamati dai consiglieri comunali e dai sindaci di tutti i comuni della provincia». Che tutto questo sia accaduto all’insaputa di Di Maio? Di certo il vicepresidente della Camera non ha capito qualcosa delle province: che attualmente negli enti che ne sono eredi siedono anche eletti M5S.

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