Opinioni

Gramellini e l’anti europeismo che tanto ci piace

L’anti europeismo che ha premiato M5S e Lega ha radici lontane. Siamo stati bombardati per anni da messaggi, spesso farlocchi, in cui si sottolineava l’inutilità dell’Europa o la sua volontà di danneggiare l’Italia. Giornalisti, politici e intellettuali hanno cavalcato questo filone con ironia, indignazione o rabbia. I giornalisti potevano fare coraggiose denunce contando sul fatto che nessuno avrebbe protestato, i politici potevano auto assolversi dalle loro responsabilità, gli intellettuali potevano dimostrarsi esperti di cose internazionali, e, infine, i cittadini potevano indirizzare la loro rabbia verso un nemico esterno auto assolvendosi a loro volta. Si è creato così un sentimento molto diffuso e trasversale. Sono innumerevoli i piccoli esempi di falsità e manipolazioni che ci hanno e ci siamo propinati per anni. Si potrebbe citare la regolamentazione che mirava a definire cosa fosse un pigiama (la cui radio era evitare che si eludessero i dazi doganali della UE, non certo di obbligarci a comprare o indossare qualcosa per andare a dormire), le angherie subite dai “poveri” produttori di latte italiano, la bufala dell’obbligo di fare il formaggio con il latte in polvere o la vicenda della misura minima per le vongole (già in vigore in Italia dal 1968 e mai rispettata).

tassa europea benzina

Pochi hanno resistito alla tentazione di partecipare a questa grande sagra, che non ha quasi mai trovato voci critiche. Non resiste nemmeno l’impavido Massimo Gramellini, la cui specializzazione è dire alle persone quello che si vogliono sentir dire. Dopo la sua indimenticabile e vuota polemica sul referendum europeo sull’ora legale (dalla serie: signora mia, ci fanno votare solo sulle cose poco importanti), ecco che il vate ci casca di nuovo e continua ad attaccare l’Europa dalle colonne del Corriere della Sera. L’occasione è l’entrata in vigore della Direttiva UE 2014/94, che prevede, tra l’altro, l’indicazione delle tipologie di carburanti con lettere e simboli. Ad esempio, una E dentro un cerchio per la benzina e una B dentro ad un quadrato per il diesel, dopo la lettera può esserci un numero a indicare la percentuale di bio combustibile. State tranquilli, la vecchia dicitura affiancherà la nuova per molto tempo. Le nuove diciture sono state introdotte anche in previsione del futuro aumento di questi carburanti miscelati. La ratio è evidente: arrivare ad uno standard comune per offrire trasparenza a tutti i consumatori europei e ai turisti extra europei. Apriti cielo, a Gramellini la cosa proprio non va giù. Innanzitutto ci spiega che questa direttiva agevolerà la vittoria di Salvini alle prossime elezioni, non rendendosi conto che è esattamente quello che lui sta facendo con le sue critiche vuote. Poi condanna la “mania livellatrice dell’Europa” (dalla serie: signora mia ci vogliono tutti uguali, un giorno ci obbligheranno a mangiare solo insetti). Infine prevede un triste destino in cui saremo obbligati a chiamare la pizza Q e in cui “un cameriere di nome K ci porterà una cotoletta di BN3 con contorno di F”. Che ridere vero? Ma non è finita, il vate continua con questa elegante ironia “… genitore A e genitore B, dopo avere fatto il pieno di E, festeggiano D12 (Natale) ubriacandosi di Z3D (cocktail a base di S con una spruzzatina di W) … “.

europa ultradestra

Sì, abbiamo capito il concetto. Dopo l’ironia arriva il finale drammatico e nostalgico: “… un mondo asettico che non ci rappresenta più”. Quindi uniformare i nomi di alcuni prodotti rende il mondo asettico? Quindi da quando abbiamo uno standard europeo di classificazione energetica degli elettrodomestici (le famose etichette con A+++, A++, ecc.) la nostra vita è diventata più asettica e vuota? Poter comprare un fornetto elettrico in qualsiasi stato europeo senza doversi studiare le etichette locali, non è forse una gran comodità? Tutti si riempiono la bocca con espressioni affascinanti come “Europa dei popoli e non dei mercati”, poi appena si fa qualcosa pensata per facilitare l’integrazione e la mobilità dei cittadini, i Gramellini di turno scattano in piedi con la spada sguainata e il retorico richiamo ai bei tempi andati. È anche con questa letteratura di basso livello che si alimenta una cultura nazionalista, sovranista e conservatrice. Una cultura che vede tutto ciò che viene da fuori come un attacco alle nostre (sacre) tradizioni. Piccoli atteggiamenti d’insofferenza molto diffusi che sono la spia del nostro declino, il declino di una nazione piegata in sé stessa e che guarda sempre indietro. Sono pronto a scommettere che l’articolo di Gramellini è piaciuto alla grande maggioranza dei lettori. Questo è il brodo di coltura da cui è partita la fortunata propaganda giallo-verde.

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Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.