Opinioni

Globalview: Gli Usa e l’inflazione

Fabio Scacciavillani e Alberto Forchielli parlano a Globalwiev del punto debole della ripresa americana, ovvero il mercato del lavoro, che è in grande ripresa e si trova a livelli che non si ricordano dagli anni ’60 come testimonia il dato delle richieste per i sussidi per la disoccupazione. Con Europa e Cina in frenata ha senso per la Federal Reserve continuare ad aumentare i tassi? Trump ha voluto dare impulso all’economia americana diminuendo le tasse e con altre spese per le infrastrutture. La ripresa economica americana era in atto già da anni e tutti erano convinti che ci si trovasse nell’ultima fase di un ciclo espansivo. Trump con il bilancio 2018 ha dato un ulteriore impulso all’economia americana, generando due effetti principali: il primo è surriscaldare una situazione già calda, il secondo essendo quasi tutto lo stimolo in deficit è quello di avere un impatto sui tassi a lungo. Il governo federale si deve finanziare sul mercato e questo sta facendo aumentare i tassi di interesse a dieci anni. La Federal Reserve si trova di fronte a un dilemma: il pericolo deflazione è debellato e l’inflazione è arrivata al livello che la Fed ritiene quello ideale, il 2% che è lo stesso tasso della BCE.

Proprio le condizioni del mercato del lavoro, la crescita dei salari e l’economia surriscaldata possono far salire ulteriormente l’inflazione. Perciò la Federal Reserve tende ad alzare i tassi, a livelli che non hanno un effetto recessivo o di freno all’economia. Si parla del 2,25%. Ma potrebbero arrivare almeno fino al 3%. Nel video viene spiegato perché.

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