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Cosa può succedere dopo la sentenza sul contratto Raggi-M5S?

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Ieri il Tribunale civile di Roma ha rigettato la domanda dell’avvocato Venerando Monello (iscritto al PD) che chiedeva la dichiarazione di ineleggibilità della sindaca e la nullità del contratto sottoscritto dalla stessa con il MoVimento 5 Stelle. Nella sentenza i giudici Franca Mangano, Chiara Carmela Palermo Vincenzo Vitalone scrivono che la Raggi non può essere dichiarata ineleggibile in virtù del contratto firmato con il M5S all’atto della candidatura dal momento che le cause di ineleggibilità sono quelle previste dal Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (legge 267 del 2000).
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Perché il Tribunale di Roma non si è pronunciato sulla regolarità del contratto

Dal momento che Monello aveva presentato ricorso «esclusivamente per l’accertamento della sussistenza di condizioni di ineleggibilità» il Tribunale non può esprimersi sulla materia in oggetto in virtù del fatto che non esistono elementi atti a dichiarare ineleggibile la sindaca Raggi. Inoltre – e qui la faccenda si fa politicamente più interessante – il Tribunale non può esprimersi sulla validità e legittimità del contratto firmato dalla Raggi (e dai consiglieri eletti del M5S) perché l’avvocato Monello – che nella sua battaglia è stato sostenuto dal PD ed in particolare dalla senatrice romana Monica Cirinnà – «non è portatore di un concreto interesse ad agire – in quanto soggetto estraneo al Movimento 5 stelle e non sottoscrittore dell’accordo – giacché dalla rimozione del vincolo non potrebbe derivare alcun effetto nella sua sfera giuridica». La richiesta di dichiarare la Raggi ineleggibile sulla base dell’accordo firmato con il suo partito è stata respinta anche perché il presupposto dal quale partiva il ricorrente era che il contratto venisse dichiarato nullo. Ma Monello in quanto iscritto al PD e non al M5S non ha un interesse diretto nella questione della regolarità del contratto fatto firmare ai candidati del MoVimento.

La sentenza Virginia Raggi – Venerando Monello 


Questo però non significa che il contratto firmato dalla Raggi è legittimo: anzi se un eventuale nuovo ricorso venisse presentato da un soggetto che ha un interesse diretto (ad esempio un iscritto o un eletto del M5S) allora il Tribunale dovrebbe pronunciarsi nel merito. Lo spiega in un’intervista oggi sul Fatto Quotidiano l’ex ministro della Giustizia e Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick:

L’avvocato puntava molto sulla violazione dell’articolo 67, che prevede assenza di vincolo di mandato per ogni parlamentare, e per analogia per ogni eletto.
I giudici non entrano nel merito di questo aspetto. Sull’eventuale violazione di norme costituzionali si potrebbe esprimere solo il giudice civile se una delle due parti, cioè la Raggi o i 5Stelle, gli ponesse il tema della nullità del contratto.
Monello aveva chiesto anche di dichiarare nullo il codice etico…
Per i giudici il ricorrente non è portatore di un interesse ad agire “perché estraneo al M5s e non sottoscrittore dell’accordo”. Lo ripeto, solo Raggi o il Movimento possono chiedere di valutare la legittimità dell’accordo.

La Raggi ora sarà messa sotto tutela dallo staff?

Per sapere se il contratto fatto sottoscrivere alla Raggi e ai consiglieri romani (e allo stesso modo per quello firmato nel 2014 dagli eurodeputati del M5S) dovremo quindi aspettare che un soggetto che ha “un interesse diretto” faccia ricorso in Tribunale. Ma la decisione dei giudici di Roma, pur non entrando nel merito del contratto che prevede una penale da 150 mila euro in caso di “danno all’immagine del MoVimento”, ha anche un’altra conseguenza interessante: ovvero da oggi gli esponenti del MoVimento più critici nei confronti della linea tenuta fino ad ora da Virginia Raggi useranno questa vicenda per pretendere che il contratto venga rispettato. A lavorare assieme a Gianroberto Casaleggio alla stesura di quel contratto all’epoca c’era l’onorevole Roberta Lombardi che in passato, riferendosi al caso Marra aveva ricordato che se la Raggi avesse rispettato il contratto certe mosse non avrebbe mai potuto compierle. Il contratto infatti non prevede solo “la multa” ma anche l’approvazione – da parte dello staff coordinato dai garanti del MoVimento – delle proposte di nomina dei collaboratori, cosa che però non è mai avvenuta fino ad ora perché la Raggi “ha fatto di testa sua”.
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Non si tratta solo di un controllo sulle nomine ma anche sugli atti “di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse” che, prevede il contratto, debbano essere preventivamente sottoposte al parere tecnico legale dello staff dei garanti del M5S. In parole povere significa che gli atti politico-amministrativi più importanti debbano essere necessariamente vagliati dallo staff del MoVimento. Anche questo pare non sia accaduto e di questo sicuramente Lombardi e coloro che fanno parte dell’Associazione Rousseau chiederanno d’ora in avanti conto alla sindaca di Roma. Qualcosa di simile a quanto accaduto per la nomina dell’imprenditore veneto Massimo Colomban, molto vicino a Casaleggio e pare fortemente voluto proprio da Milano, ad assessore alle partecipate a Roma.
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Come potrebbe essere esercitato questo controllo (o questa forma di tutela?) c’è chi pensa che tutto si possa svolgere proprio all’interno di Rousseau, il sistema operativo sviluppato dalla Casaleggio sul quale i Cinque Stelle mettono in atto la loro idea di “democrazia diretta”. Proprio ieri è stata lanciata la funzione “sharing” di Rousseau un applicazione che – stando a quanto scrive Grillo sul Blog – “permetterà la condivisione di atti all’interno delle istituzioni“.
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E anche alla luce di questi fatti quello che scriveva ieri Davide Casaleggio sul fatto che il contratto non sia stato firmato con la Casaleggio Associati (cosa in effetti vera) è vero che Rousseau è una piattaforma sviluppata e controllata dal punto di vista tecnico proprio dalla società fondata dal guru del MoVimento e attualmente gestita dal figlio che ha ereditato anche il ruolo politico del padre (come nelle migliori tradizioni democratiche). Quindi la Raggi avrà pure firmato un contratto con il MoVimento e non con la Casaleggio ma a far rispettare quel contratto, ovvero a controllare gli atti amministrativi della Raggi, ci pensa uno staff del MoVimento che opera anche grazie ad un sito gestito dalla Casaleggio.