Politica

Giuliano Granato: chi è il ragazzo della contestazione di Mondragone a Salvini

Il candidato di PaP alle elezioni regionali in Campania è accusato di un reato particolarmente grave: essersi spostato da Napoli fino alla provincia di Caserta per manifestare il suo dissenso nei confronti del Capitano

Da qualche ora il network sovranista è alla ricerca di un colpevole per la fuga di Matteo Salvini da Mondragone e pare averlo individuato in Giuliano Granato di Potere al Popolo. Il candidato di PaP alle elezioni regionali in Campania è accusato di un reato particolarmente grave: essersi spostato da Napoli fino alla provincia di Caserta per manifestare il suo dissenso nei confronti del Capitano.

Giuliano Granato: chi è il ragazzo della contestazione di Mondragone a Salvini

Il “teppista di Potere al Popolo” del quale “dispiace che ne abbia prese troppo poche dalla polizia” ha spiegato in un video registrato in macchina durante il ritorno da Mondragone perché è andato a manifestare contro Salvini: “La giornata è stata un grande successo dal punto di vista della partecipazione popolare, c’era una grande presenza di giovani e giovanissimi che esprimevano indignazione per territori che sono stati martoriati da anni e oggi si indignano per lo sciacallaggio di Salvini che nemmeno saprà dove si trova Mondragone. C’erano tante ragazze e ragazzi di Mondragone ma anche della provincia, ne sono arrivati anche dal Basso Lazio che volevano esprimere soprattutto la voglia di costruire un futuro differente”, ha spiegato. “Parliamo di un territorio ricco, una terra fertile dove i braccianti lavorano per 2-3 euro l’ora per dieci ore al giorno sfruttati dai caporali. Poi vivono in case in dieci o dodici pagando cento euro per un posto letto. C’è la criminalità organizzata e c’è la camorra dietro questo”, ha detto Granato.

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E ancora: “Nessuno si è mai permesso di dire una parola contro questa imprenditoria criminale che ha costituito un blocco di potere prima con il centrodestra e poi con il centrosinistra a guida De Luca. Il moto di protesta è un segnale contro qualsiasi governante che sulle difficoltà della gente cerca di speculare. E’ un segnale anche a De Luca, che ha parlato di lanciafiamme su Facebook ma né da lui né da Salvini è arrivata una parola su di loro. Le soluzioni ci sono e venivano espresse da quella piazza: bastava ascoltarli chiedere alloggi per tutti (anche per i bulgari che vivono in dieci in un appartamento) per capire cosa serve e cosa bisogna fare. Evidentemente però il loro interesse non è questo. Ci sono state cariche da parte delle forze dell’ordine mentre la popolazione protestava in maniera pacifica”.

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