Fact checking

Giuliano Amato e Riccardo Muti: due candidati per un Quirinale?

Due candidati per un Quirinale. In un sabato in cui l’offerta politica langue, Francesco Verderami intervista Silvio Berlusconi che candida Giuliano Amato a presidente della Repubblica, mentre chiede di accordarsi per il nome prima delle riforme.

Dunque non ha senso una domanda su Prodi… «Beh, se non mi viene fatta…». Perché se gliela facessero… «Se me la facessero risponderei che Prodi già mi vuole tanto male, e quindi vorrei evitare di dire cose che potrebbero peggiorare ancor di più i nostri rapporti. Se penso al caso De Gregorio…». Il nome evoca la storiadella transumanza del senatore dipietrista, che dal centrosinistra sarebbe passato al centrodestra in cambio di denaro. Di Berlusconi. «Una storia solo politica che per attaccare me è stata trasformata in un processo». No, non è su Prodi che può combaciare l’identikit per il Quirinale del Cavaliere. Mentre su Amato… «Amato invece rientra in quel profilo». Per il giurista c’è sempre una nomination di Berlusconi ogni qualvolta parte la corsa per il Colle.

Come vedete nell’intervista, il nome viene quasi estorto all’ex Cav., e alla fine candidare qualcuno così scopertamente mentre ancora non si sa ufficialmente quando si voterà equivale a bruciarlo. Senza contare che contro Amato alla Corte Costituzionale già si sviluppò una polemica con strascichi giudiziari che sconsiglierebbero di riportare il nome dell’ex consigliere di Craxi nell’agone politico. Il Fatto però intanto ha un’idea più affascinante. Giampiero Calapà ci dice che un nome apprezzato da tutti potrebbe essere quello di Riccardo Muti.

Veltroni non può essere nei piani, perché la gente non lo capirebbe, l’ultima replica di Renzi. Quindi lo scambio di un sorrisoe un’ideale stretta di mano, prima di cambiare argomento. Il premier non ama l’opera, preferisce di gran lunga gli U2, ma ha già avuto modo di incontrare Riccardo Muti da sindaco di Firenze. Muti, storico direttore del Maggio musicale fiorentino, dal 1968 al 1980, quando Renzi era solo un bambino, è tornato a collaborare con il coro e l’orchestra della città più volte, anche in occasione del progetto di impegno civile “Le vie dell’amicizia”, che da Sarajevo a Nairobi lo ha portato a dirigere concerti in giro per il mondo dal 1997 al2011. ULTIMA NOTA di merito e di stima per il Renzi- pensiero è il modo in cui Muti ha lasciato l’Opera di Roma, dove ricopriva la carica di direttore a vita, in polemica con i sindacati impegnati in una difficile vertenza a fine settembre. Ma il vero tessitore dell’operazione-Muti è appunto Gianni Letta, il cui primo obiettivo è quello di far tornare un cattolico al Quirinale, perché al di là di quanto si pensi le gerarchie ecclesiastiche contano ancora e non gradirebbero un terzo presidente laico dopo Carlo Azeglio Ciampi e Napolitano. E Letta esegue, provando a unire più esigenze: quella di Renzi di avere una personalità non politica,prestigiosa e riconosciuta nel mondo, ma “governabile”; quella di eleggere un cattolico,appunto, meglio se conservatore, Muti corrisponde all’identikit. Il passo successivo sarebbe la nomina dello stesso Letta a segretario generale del Quirinale, in modo di mantenere le mani ben salde sulla macchina dello Stato, nel ruolo di garanzia per Berlusconi e per nulla sgradito allo stesso Renzi, per cui il Letta sbagliato è il nipote Enrico.

Qui però si sorvola su un dato di importanza fondamentale: quella della presidenza della Repubblica non è una carica onorifica. Il Quirinale ha tanti poteri da espletare, per i quali ci vogliono conoscenze giuridiche, economiche, politiche. Eleggere Muti alla presidenza della Repubblica rischia di costituire un precedente pericoloso per l’istituzione. E porterebbe anche la concentrazione totale del potere nella presidenza del Consiglio. Ecco, questi sembrano una serie di contro. Ma in questo periodo storico rischiano di diventare dei pro.