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Giulia Bongiorno consiglia a Salvini di non dare l’ok sulla Gregoretti

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Accadono cose strane nei dintorni della Lega riguardo il voto sulla Gregoretti che dovrebbe andare in scena a breve in Senato. Ieri il Corriere della Sera ha raccontato che il Carroccio si sta per rimangiare l’ok dato in Commissione per astenersi o uscire dall’Aula di Palazzo Madama. Oggi Marco Cremonesi, sempre sul Corriere, sente Giulia Bongiorno, parlamentare della Lega ed avvocata, che dà pubblicamente consigli al Capitano sulla questione suggerendo alla Lega di non avallare la linea dell’autorizzazione a procedere. Una scelta abbastanza incomprensibile in primo luogo perché non si capisce la necessità di farlo in un’intervista invece che in un colloquio privato con il Capitano e in secondo luogo perché l’argomento della Bongiorno pare assai debole:

«Io spero davvero che Matteo Salvini decida di non avallare la linea dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti».

Non è normale che un ministro possa essere processato se la magistratura ritiene che abbia commesso reati?
«Non ha commesso alcun reato: rallentare lo sbarco in attesa della redistribuzione dei migranti non è sequestro di persona. Ma la legge prevede che il Senato sia giudice su un tema cruciale. E cioè, se il ministro abbia agito nell’interesse pubblico. E il Senato su questo aspetto fondamentale è l’unico giudice altrimenti da domani sarà la magistratura a stabilire se un atto politico è di interesse pubblico».

matteo salvini giulia bongiorno

Salvini ha chiesto alla giunta delle Immunità di votare a favore del processo. Dovrebbe dire ai senatori di comportarsi in modo opposto?
«Io ribadirò a Salvini che deve essere orgoglioso di quello che ha fatto e capisco che lui voglia dimostrare che non scappa dal processo. Ma deve tutelare il dovere del ministro di difendere i confini. La strada giusta non è rinunciare alla valutazione sull’interesse pubblico: compete solo al Senato».

Salvini rischia comunque il processo. La preoccupa?
«Io parlo di principi costituzionali e non di tifoserie. E posso assicurarle che il mio timore non è l’esito del processo ma i tempi. L’idea che un uomo possa rimanere per anni e anni a processo non dovrebbe piacere a nessuno. E questo certamente lo farò presente a Matteo Salvini. Lui pensa di andare in aula e dimostrare davanti a tutti in tempi brevi che ha ragione. Però, questo rischia di non succedere. I tempi potrebbero essere lunghissimi e c’è il problema di restare bloccati per anni, ostaggi del processo».

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